Tra le opere più importanti progettate dall’architetto bolognese Melchiorre Bega,  architetto nonché uomo dal fervido sentimento religioso dotato di grande professionalità e creatività, emerge anche la tipologia della chiesa. Gli edifici di carattere religioso, progettati da Bega, sono solo una piccola parte rispetto alla vastità delle opere realizzate. In particolare, quattro opere rilevanti sotto l’aspetto stilistico, architettonico e spirituale tra cui: la Chiesa di Casalecchio di Reno  (1967), la chiesa a Montepiano, la chiesa sull’Autostrada del Sole ed infine l’Edicola Funeraria Motta (1959).

Quest’ultima, come si legge anche nel libro “Lo stile di Bega” di Luca Donzelli, (Arpeggio Libero Editrice, 2016) rappresenta quella che, più che un’opera di architettura, si può definire un’opera d’arte.

La Chiesa di Casalecchio del Reno, la cui realizzazione risale al 1967, fu la prima occasione che Melchiorre Bega ebbe per poter dare espressione al suo “senso del sacro”, sia in qualità di abile progettista, che di uomo molto credente.

La realizzazione della chiesa fu promossa dal cardinale Giacomo Lercaro di Bologna, attraverso l’iniziativa dal nome “L’architettura delle chiese in periferia”, cui parteciparono architetti illustri del panorama italiano e internazionale quali Giuseppe Vaccaro, Luigi Figini, Giò Ponti, Giovanni Michelucci, Alvar Aalto, Le Corbusier e Pier Luigi Nervi.

Bega, in prima persona descrive la concezione dell’opera e ci suggerisce tra le righe l’approccio progettuale adottato. Emerge l’immagine di una chiesa <<spoglia nell’aspetto, quasi francescana verrebbe da dire […] >>, dal carattere estroverso e dalla forma complessiva aperta verso il luogo, quasi a ricordare un abbraccio verso i fedeli, anche verso chi non crede.

Il lavoro si imposta su alcuni punti fondamentali, dettati dalle nuove regole del Concilio Vaticano II (1962-1965) e sul concetto chiave di  “Chiesa – Casa – di – Dio”. L’altare del celebrante è centrale alla composizione architettonica. L’assemblea dei fedeli è strutturata in quattro navate convergenti: tale conformazione a raggiera traduce la necessità di garantire ai fedeli la massima visibilità delle funzioni liturgiche e la partecipazione del popolo all’azione sacra.

L’architetto si fa così umile artefice della volontà di Dio; come lo stesso Bega afferma nei suoi scritti, <<tutta la mia vita e la mia opera sono fatte di lavoro e di rispetto religioso>>. La corretta percezione dei movimenti, la funzionalità dietro alla gestualità rituale del celebrante e la serenità dell’attenzione dei fedeli, sono al centro del lavoro di progettazione di Melchiorre Bega verso la costruzione non solo di un luogo, ma anche di un’atmosfera permeata, appunto, da un senso di sacralità.

La forza della sua fede e del suo entusiasmo coinvolsero un grande numero di attori all’interno del processo costruttivo, per cui il materiale e l’arredamento necessari furono acquistati a prezzi scontati grazie alla disponibilità delle aziende e numerosi professionisti misero a disposizione le proprie competenze gratuitamente, tra cui lo stesso Bega, il quale rinunciò a parte del compenso.

Oltre alla chiesa di Casalecchio del Reno, l’opera d’architettura religiosa più significativa di Bega, figurano altre opere minori, tra queste vi è una piccola chiesa costruita a Montepiano, paese di residenza della sorella di Bega, Iole. Nel piccolo borgo in collina, in provincia di Prato, mancava un luogo sacro accessibile al pubblico: fu così che Bega accettò l’incarico in qualità di progettista. L’architetto poté contare sull’aiuto della sorella, la quale concesse per l’edificazione un terreno di sua proprietà, nonché sull’amico e Comandante del Genio, il quale mise a disposizione uomini e mezzi per costruire fisicamente l’edificio, che in pochi mesi fu portato a compimento.

La chiesa non era rilevante sotto il profilo architettonico, << costruita dove e come era necessario>>. Lo fu tuttavia la vicenda costruttiva, che ancora una volta diede la dimostrazione di come il sentimento religioso dell’architetto, unitamente alla sua professionalità, abbiano messo in moto e portato a compimento il processo architettonico che esaudì la richiesta degli abitanti di Montepiano.

Da ricordare fu inoltre la costruzione della chiesa sull’Autostrada del Sole; l’intento dell’architetto fu quello di affiancare agli autogrill, moderni “templi” del consumismo, dei luoghi di spiritualità. Sebbene l’iniziativa si interruppe dopo il completamento del primo manufatto, Donzelli sottolinea come fosse interessante il concetto che ne stava alla base, e dunque l’impiego di materiali ed elementi prefabbricati di serie economici e di facile gestione.

Infine, di particolare rilievo è quella <<scultura perfettamente riuscita>> dell’Edicola funeraria Motta  a Milano. Tale opera d’arte fu costruita nel 1959 per la famiglia Motta e situata nel Cimitero Monumentale di Milano; per la sua realizzazione, Bega si avvalse della collaborazione con lo scultore Giacomo Manzù, orchestrando un dialogo tra architettura ed arte, la quale rappresentò per l’architetto qualcosa di intimo e spirituale.

In conclusione, è possibile affermare che gli edifici religiosi realizzati durante la ricca carriera di Melchiorre Bega riflettono il carattere e la psicologia di una persona seria, intelligente, sensibile, un professionista ammirato e stimato da tutti, sia nella vita lavorativa che nella dimensione privata, permeata da un sentimento religioso che in più occasioni si è rivelato il vero motore del suo appassionato lavoro.

Giulia Faruffini