L’8 gennaio 1752, scrivendo da Caserta al fratello Urbano a Roma, Luigi Vanvitelli ricordava: “Sono stato a Napoli, ho veduto i presepi, che invero tanto sono goffi nel resto altrettanto sono abili in questa ragazzata, nella quale si applicano efficacemente questi Napoletani”.

E’ nel corso del Settecento, infatti, che l’arte del presepiare raggiunge a Napoli la sua massima espressione. La grande sensibilità dei sovrani borbonici ha consentito alla Reggia di Caserta di conservare una ricchissima collezione di figure presepiali.

Il Presepe di Palazzo si svincola dalla tradizionale iconografia religiosa per diventare rappresentazione della Napoli del tempo: la Natività non è più ambientata in Palestina ma finisce per “confondersi” con uno spaccato dei vicoli napoletani dove usi, costumi e vestiture dei pastori – termine con cui si indicavano tutti i personaggi – in un suggestivo impatto scenografico, diventano testimonianza storica. Accanto alle figure presepiali di tradizione sacra, si inseriscono personaggi ritraenti un’umanità rurale e urbana povera con accurata attenzione ai tratti fisiognomici e ai costumi folkloristici delle Province del Regno completati da monili in oro, argento, corallo, turchese e pietre dure come le caratteristiche “incannature” in oro e corallo e i “fioccagli” in perle che anche le popolane potevano permettersi.

Non mancano gli orientali georgiani con lunghe vesti variopinte affiancati ai suonatori di strumenti a fiato. Gli abiti, ricamati con minuziosa cura, erano realizzati con i preziosi tessuti della fabbrica Serica di San Leucio istituita dal Re Ferdinando IV nel 1773. Nelle scene popolate da osti e acquaioli, fabbri, maniscalchi e sellai intenti al lavoro davanti ai loro bassi e venditori di frutta, verdura, formaggi, pollame e pesce, numerosi e di squisita fattura sono gli animali: cammelli, dromedari ed elefanti inseriti nel corteo dei Magi, leoni, cavalli rampanti e mandrie di bufale bianche e nere.

La storia del Presepe della Reggia inizia durante il regno del re Carlo che vi si dedicava personalmente insieme alla Regina Maria Amalia la quale non accettava ingerenze di estranei. Allorché Carlo, nel 1759, lasciò il Regno di Napoli per salire al trono di Spagna, ebbe cura di conservare la tradizione del presepiare portando con sé intere collezioni di pastori ed animali. Anche il Re Ferdinando IV e la Regina Maria Carolina d’Asburgo allestivano sontuosi Presepi nei Siti Reali da Caserta a San Leucio, da Portici a Carditello avvalendosi, per le scenografie, degli artisti operanti per il Teatro San Carlo tra i quali i pittori Vincenzo Re di Parma e Antonio Joli di Modena.

Durante la Repubblica Partenopea (1799) e il decennio francese (1805-1815), quando per due volte la corte borbonica fu costretta alla fuga in Sicilia, gran parte del materiale presepiale fu trafugato dalle residenze reali o trasferito a Palermo dove i Presepi continuarono ad essere allestiti. Dopo la Restaurazione Re Ferdinando IV effettuò consistenti acquisizioni per ricomporre il patrimonio di Casa Reale e con Francesco I il Presepe veniva allestito nella cosiddetta sala ellittica.

L’ultimo Presepe, il più maestoso di tutti, fu quello allestito nel 1844 per il quale Ferdinando II fece eseguire consistenti lavori nella Sala della Racchetta (corrispondente al Grande Salone da Ballo della Regina). Il Presepe, cui sovrintendeva il pittore Cobianchi, fu riprodotto – nelle scene principali – nelle quattro gouaches realizzate dal pittore di corte Salvatore Fergola. Riprendendo il progetto di Cobianchi il Presepe è stato riallestito nel 1945 e ricomposto, nel 1988, nella Sala Ellittica dove si trova tutt’oggi insieme alle gouaches.

 

Paola Viola, Ufficio Promozione Culturale e Marketing



 

 

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