L’abbazia di San Pietro in Valle si trova nel territorio dell’antico Ducato di Spoleto, al centro della Valnerina in Umbria. Dopo gli eventi sismici del 2016, che hanno colpito il centro Italia e in particolar modo Norcia e Amatrice, tutte le chiese vicine all’epicentro sono state chiuse in via precauzionale in attesa dei sopralluoghi per eventuali danni relativi al terremoto. L’abbazia di San Pietro in Valle dopo gli accertamenti di rito è stata dichiarata agibile e lo scorso 18 marzo c’è stata la sua riapertura al pubblico ed è ora di nuovo pronta ad accogliere i tanti turisti e pellegrini che fino al 24 agosto scorso affolavano la Valnerina e il territorio di Ferentillo. La riapertura dell’Abbazia di San Pietro in Valle è stata per tutta la Valnerina il simbolo della forza e della rinascita di questo territorio che non vuole arrendersi di fronte alla tragedia del sisma e che vuole ritornare al più presto ad essere uno dei punti di attrazione turistica più importante dell’Umbria.

Il complesso abbaziale

La fondazione dell’Abbazia di San Pietro in Valle viene fatta risalire al VI sec. d.C. , quando dalla Siria arrivarono in Italia 300 eremiti cristiani che fuggivano a causa di una persecuzione religiosa. Giunti in Italia e incontrato Papa Ormisda a Roma, gli vennero indicati quei luoghi dove avrebbero potuto vivere e seguire la regola ispirata da San Basilio e dalle laure basiliane. Nella zona dove si trova l’odierna Abbazia di San Pietro in Valle giunsero Lazzaro e Giovanni, due eremiti che scelsero come prime abitazioni per la loro comunità le grotte naturali presenti nella vallata. Molto probabilmente trovarono un edificio di età romana abbandonato e decisero di restaurarlo per creare il primo cenobio. Nel VIII sec. , Faroaldo II, duca longobardo di Spoleto riscopre le sepolture dei due eremiti e fa ampliare in loro onore la piccola chiesa del VI sec. creando la vera e propria Abbazia di San Pietro in Valle. Secondo la leggenda di fondazione al duca sarebbe apparso in sogno San Pietro ordinandogli di erigere un’abbazia in suo onore ove avesse incontrato un santo eremita di nome Lazzaro (alcuni affreschi nell’absidiola di sinistra testimoniano Il sogno e L’incontro). Faroaldo II non solo fece edificare l’Abbazia di San Pietro in Valle ma decise di ritirarvisi a vita monastica e di farsi seppellire al suo interno utilizzando come sepolcro un sarcofago romano di grande pregio rinvenuto nelle vicinanze e tutt’ora presente all’interno della chiesa abbaziale. In seguito, tutti i duchi longobardi di Spoleto decisero di seguire l’esempio di Faroaldo II divenendo monaci in abbazia e facendosi seppellire in essa riutilizzando altri sarcofagi romani rinvenuti nell’area.

Proprio per questo fatto l’Abbazia di San Pietro in Valle può fregiarsi del titolo di mausoleo dei duchi longobardi di Spoleto e di più grande collezione di sarcofagi romani dell’Umbria. Nel 774 con la caduta del regno longobardo anche l’abbazia perse progressivamente il suo potere fino alla tragica invasione saracena del IX sec. che vedrà saccheggiate e distrutte molte abbazie del centro Italia. Solo agli inizi del X sec. grazie alla volontà dell’Imperatore Ottone III prima ed Enrico II poi l’Abbazia di San Pietro in Valle verrà ristrutturata tornando all’antico splendore e all’antica potenza. Nel XII sec. l’abbazia verrà ampliata con un bellissimo chiostro e verrà arricchita con il prezioso ciclo di affreschi romanici presente nella navata, al quale Giotto si ispirerà un secolo più tardi per la realizzazione degli affreschi della Basilica di San Francesco di Assisi. Dopo il passaggio del controllo dell’abbazia dall’Ordine Benedettino all’Ordine Cistercense di Fiastra, Papa Bonifacio VIII nel 1303 decise clamorosamente di togliere la giurisdizione temporale e religiosa ai monaci e di rimetterla direttamente sotto il Capitolo Lateranense. La Chiesa odierna (X sec.) ha una pianta basilicale a croce “patibulata” , un unicum per il periodo in Umbria, mentre la chiesa della prima fase longobarda (VIII sec.) doveva presentarsi a tre navate con due ordini di colonne come lo si evince dai capitelli romani di reimpiego conservati ancora oggi al suo interno. I punti chiave d’interesse storico artistico dell’Abbazia di San Pietro in Valle sono senz’altro l’altare di Ursus Magester e il ciclo di affreschi romanici pregiotteschi. L’altare è costituito da due lastre marmoree istoriate fiancheggiate da pilastri marmorei decorati. La lastra sul fronte è scandita da tre flabelli decorati che racchiudono due figurine maschili oranti (in preghiera). La prima da destra rappresenta Hilderico nelle vesti militari di duca di Spoleto con in mano la spada tipica longobarda (scramasax) mentre nell’altra è raffigurato lo stesso duca che, spogliatosi delle vesti militari, diviene monaco presso l’abbazia e riceve i sacri riti del battesimo simboleggiati dal calice e dalle colombe sopra la sua testa. Di notevole importanza storica, vicino alla prima figurina, la firma dello scultore della lastra “UR-SUS MAGESTER FECIT” il quale si attribuisce così la paternità dell’opera. La lastra posteriore è interamente decorata, secondo la tendenza altomedievale dell’horror vacui.

Gli affreschi della navata presentano un netto distacco dai canoni dell’arte bizantina e anticipano in molti casi le tendenze dell’arte romanica matura del XIV sec.. Vengono per questo definiti come punto cardine della rinascita dell’arte figurativa in occidente ed è parere univoco degli storici dell’arte ipotizzare che sia il Cavallini che Giotto abbiano osservato e studiato a fondo gli affreschi dell’Abbazia di San Pietro in Valle per realizzare i propri futuri lavori. E’ storicamente accertato che il cantiere pittorico di San Pietro in Valle sia stato il più grande dell’Umbria fino alla costruzione della Basilica di San Francesco in Assisi.

Sebastiano Torlini