CI VISITERA’ IL SOLE CHE NASCE DALL’ALTO

In quibus visitavit nos, oriens ex alto

Pensare uno spazio destinato ad ospitare il Santissimo Sacramento significa pensare ad una specifica area all’interno di un tempio, il Sancta Santorum, un luogo per l’incontro con Dio. Se analizziamo come sono stati materializzati questi spazi in tutta la storia dell’architettura, osserviamo una radicale importanza della geometria e una forte direzionalità. A partire da queste premesse, Diego de Siloé disegnerà una pianta rinascimentale innovativa per la cattedrale di Granada con l’unico obbiettivo di essere una imponente custodia, più avanti Leonardo de Figueroa farà lo stesso con la chiesa barocca di San Luis de los Franceses.

Ogni giorno, da oriente a occidente, con il sorgere del sole, la chiesa cattolica ripete nelle sue orazioni di lode il cantico del “Benedetto”. Il movimento della terra fa sì che sempre, ad ogni ora, in ogni angolo del mondo, la notte lasci spazio alla luce e nasca la preghiera. La stessa che, come narra l’evangelista Luca (luca 1, 78), si manifestava   come elogio dalla bocca di Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, quando seppe della nascita del figlio, un fatto che cambierà la sua vita, cancellando il debito che lo aveva lasciato senza parole a causa della sua mancanza di fede.

In questo cantico, quasi verso il finale, si dice “per la profonda misericordia del nostro Dio, ci visiterà il sole che nasce dall’alto”. La Luce, secondo l’esperienza teologica di Zaccaria viene dall’alto ed è la prova giornaliera della bontà di Dio per il suo popolo. Senza alcun dubbio l’intenzione è stata quella di creare uno spazio all’interno del quale andare ad inserire un’unica apertura in alto che dimostri giornalmente ai parrocchiani della cappella che Dio è con il suo popolo.

La costruzione di questa piccola cappella nasce dalla necessità della chiesa adiacente di introdurre luce. Così dunque, il progetto nasce da un’unica riflessione, creare “una scatola per la Luce”, con il doppio scopo di essere una scatola che contenga luce per il resto dell’eternità e di essere un luogo che conterrà la luce per tutti i cristiani: il Santissimo Sacramento. Cercare la luce, forse il compito più importante di tutti gli architetti, è diventato latente in questo progetto nel realizzare un spazio contenitore che per il suo orientamento e la sua apertura zenitale debba essere capace di introdurre la luce in tutta la chiesa. Così, tutta la superficie sarà bianca e limpida. Seguendo questo stesso criterio, si sostituirà il pavimento del resto del tempio con l’obiettivo di avere una maggior luminosità.

La ricerca di uno spazio essenziale, nudo, senza alcun elemento che possa distorcere il radicale importante in una cappella sacramentale, ci ha portato a optare per un’architettura francescana, sobria, priva di forme e ornamenti. La precisione cercata in uno spazio di queste caratteristiche verrà determinata da una geometria rigorosa, radicale, senza alcuna opzione che possa essere motivo di dispersione. Così, uno spazio concentrato sarà uno spazio illuminato e pulito, uno spazio nel quale il Santissimo Sacramento sia al centro, e di forma quasi teofanica, la luce sarà la prova di questo.

Pablo Millan

Traduzione a cura di Valentina Di Prospero



Le immagini sono per gentile concessione dello studio Pablo-M. Millán-Millán. Tutti i diritti riservati.



Dati tecnici

Capilla del Santísimo Sacramento.

Promotore: Archidiócesis de Sevilla.

Parroquia de Nuestra Señora del Rosario. Plaza de Andalucía, 17. Martín de la Jara (Sevilla).

 

Architetto: Pablo-M. Millán-Millán www.pablomillan.es

Architetto tencico: Javier Serrano Terrones

Consulente strutturale: Javier Bengoa Díaz

Fotografo: Javier Callejas www.javiercallejas.com

 

Data di inizio progetto: 1 ottobre 2016.

Data termine progetto: 30 gennaio 2017.