Nelle settimane successive al convegno internazionale L’avenir des églises, tenutosi a Lione dal 20 al 22 ottobre 2016 (da noi segnalato: http://www.thema.es/lavenir-des-eglises-ecole-nationale-superieure-darchitecture-lyon/ ), è emerso un caso interessante di patrimonio ecclesiastico in pericolo, proprio relativo a un sito vicino a Lione: la redazione ha colto al volo la segnalazione pervenutale da Mélanie Meynier-Philip (di Lione) e di Judi Loach (di Cardiff, ma studiosa di chiese lionesi), offrendosi così di collaborare alla conoscenza del caso dibattuto mediante una breve nota informativa. Altre iniziative di sensibilizzazione saranno promosse nelle prossime settimane in favore della conoscenza e dello studio del patrimonio culturale del Novecento, in particolare delle architetture ecclesiastiche moderne, con riferimento al caso lionese.

 

La chiesa di Notre Dame de l’Espérance (Nostra Signora della Speranza) in Villeurbanne, sobborgo di Lione (Francia), è in queste settimane sotto i riflettori a causa del rischio di demolizione che la minaccia. Si tratta di una chiesa moderna, costruita nel 1964 dall’architetto Pierre Genton, un discepolo di Le Corbusier. Dopo la riorganizzazione pastorale del territorio parrocchiale, la diocesi di Lione – proprietaria del complesso – l’ha posta in vendita, prestando maggiore attenzione al valore fondiario del terreno su cui sorge rispetto alla possibilità di conservare l’immobile, trasformandolo con un’altra funzione utile al suo contesto.

In altre parole, attualmente la chiesa, uno degli esempi più significativi dell’arte sacra moderna successiva alla Seconda Guerra Mondiale, potrebbe presto scomparire a causa del rischio di totale demolizione. Queste poche righe intendono spiegare le qualità per cui questa chiesa è ritenuta una degli edifici ecclesiali moderni più interessanti a Lione e in Francia.

Esternamente, l’edificio è un cubo perfetto, ispirato da uno spirito minimalista e brutalista. Pierre Genton progetta nuove chiese come singoli edifici isolati, che accorpano tutte le funzioni del complesso parrocchiale in un solo immobile, scelta che segna una svolta significativa in confronto alle politiche edilizie della Chiesa all’inizio del Novecento. Nel nostro caso, la chiesa e gli spazi pastorali annessi sono raccolti insieme nella forma del cuboide. Il livello inferiore ospitava gli uffici parrocchiali, mentre lo spazio liturgico si trovava al primo livello, accessibile mediante una rampa. La struttura dell’edificio, in calcestruzzo armato, è realizzata per superfici verticali su un sistema di pali.

All’interno, la chiesa è ricca di sorprese e simboli. Grazie al pavimento in pendenza, organizzato lungo l’asse diagonale del quadrato di impianto, i banchi sono disposti in forma semicircolare, mettendo in condizione ogni fedele di poter vedere bene la celebrazione.

In primo luogo, non si può ignorare l’apparenza scultorea della struttura di copertura: considerando le numerose strutture moderne della regione di Lione, l’uso di una struttura reticolare metallica è praticamente unico. Nel 1965, al momento della sua progettazione, tale scelta poteva sembrare razionale, quasi scontata, mentre nel 2016, confrontata con gli altri edifici religiosi della regione, è un manufatto assolutamente raro, che merita dunque di essere preservato per la sua singolarità. A livello nazionale, è possibile segnalare la similitudine con la chiesa del Sacro Cuore di Guérinière a Caen (Normandia), che nel 2005 è stata inscritta nella sua totalità nell’elenco inventariale dei monumenti storici con l’etichetta “Patrimonio del 20° Secolo”. La chiesa di Villeurbanne di cui ci occupiamo potrebbe, al contrario, essere demolita nella più totale indifferenza.

In secondo luogo, la ricchezza e la peculiarità di questa chiesa risiede nella minuziosità progettuale di ogni dettaglio, studiato con il desiderio di creare un insieme unitario. Gli arredi sono disegnati con un obiettivo preminentemente simbolico. L’altare è progettato non come un allestimento mobile, ma come pietra fondativa, radicata nel terreno e che cresce formando la massa del polo liturgico. Il fonte battesimale, posto vicino all’ingresso a sinistra, ha un duplice valore simbolico: una vasca incassata nel suolo richiama il battesimo per immersione, mentre un catino sollevato è alimentato dall’ “acqua divina del cielo”, tramite un meccanismo di adduzione dell’acqua piovana dal tetto.

Per quanto attiene la modellazione della luce, elemento decisivo per ogni costruzione ecclesiale, l’architetto ha lavorato con lucernari a forma di piramide, per illuminare soprattutto il volume interno sopra il presbiterio, dove si svolgono le principali azioni liturgiche.

Le precedenti considerazioni dimostrano quanto la chiesa di Notre Dame de l’Espérance sia significativa e per quali ragioni sia da preservare, come esempio del movimento costruttivo delle chiese moderne dopo la Seconda Guerra Mondiale. La semplicità neutra della decorazione interna, la struttura costruttiva in calcestruzzo e lo spazio interno privo di separazioni o vincoli, grazie alla sua rara struttura, rendono possibile oggi immaginare questa chiesa trasformata a nuovi usi, conservando la memoria del contesto in cui è stato possibile realizzarla, piuttosto che demolirla.

di Mélanie Meynier-Philip

Una ulteriore nota su Notre Dame de l’Espérance, a cura di Judi Loach


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Foto per gentile concessione degli autori.



Per approfondimenti:

http://lerizeplus.villeurbanne.fr/arkotheque/client/am_lerize/encyclopedie/fiche.php?ref=120

 

Brevi note biografiche

Judi Loach, Cardiff University, Professor in Early Modern and Modern European Cultural History

Professor Loach is an architectural and cultural historian whose research has led her to spend much time in provincial French archives and libraries; she has also undertaken research into twentieth century French
architecture, mainly in the Fondation Le Corbusier.

Mélanie Meynier – Philip

Architecte D.E. HMONP 
Dottoranda in Architettura / EVS UMR CNRS 5600 / LAURE
 Ecole nationale supérieure d’architecture de Lyon.