Storia e sede

 Il Museo Diocesano e del Codex fu inaugurato nel 1952 per volere dell’arcivescovo Giovanni Rizzo e fu il primo Museo Diocesano ad essere istituito in Calabria. La struttura museale nacque all’interno di alcuni locali ricavati dalla sagrestia della Cattedrale di Maria Santissima Achiropita. Nello spazio composto da due sale vennero raccolte testimonianze artistiche, suppellettile sacra e liturgica, insieme ad altro materiale documentario di varia epoca, compreso il prezioso evangelario greco, il Codex Purpureus Rossanensis. Nel 1977, per volere dell’arcivescovo Antonio Cantisani, si effettuò un riordino delle due sale espositive. Nel corso degli anni, per dare un adeguato spazio alle opere d’arte esposte, si decise di ristrutturare locali del Palazzo arcivescovile retrostanti la Cattedrale da destinare a Museo. I lavori furono avviati nel 1985-86 sotto l’arcivescovo Serafino Sprovieri e il 9 dicembre 2000 fu inaugurata la nuova sede dall’Arcivescovo Andrea Cassone. Un nuovo progetto di valorizzazione e musealizzazione del Codex è stato avviato nel 2010 sotto l’arcivescovo Santo Marcianò, il quale ha promosso, presso la sede Unesco di Roma, l’inserimento del Codex Purpureus nel registro “Memory of the World”. Nel 2014, sotto l’attuale arcivescovo Giuseppe Satriano, sono stati avviati nuovi lavori di ristrutturazione e modernizzazione del Museo ed è stato realizzato un innovativo percorso museale.  Il nuovo Museo Diocesano e del Codex, inaugurato Il 3 luglio del 2016, si presenta con una moderna riorganizzazione, basato sulla distinzione di due principali sezioni,  una dedicata al Codex Purpureus, l’altra alla storia della diocesi e della città di Rossano nei secoli, attraverso l’esposizione delle opere più rappresentative che ancora oggi si conservano. Entrambi i percorsi sono arricchiti dalla presenza di supporti multimediali e applicazioni virtuali, che permettono al visitatore di poter fruire di approfondimenti sul Codex e sulle altre opere d’arte presenti nel museo, tramite l’utilizzo di touch-screen e schermi video con contenuti didattici e curiosità riguardo alla storia e alle opere dell’intera diocesi. Uno speciale sfogliatore multimediale posizionato nella sala che accoglie il Codex, permette al visitatore di visionare, ad altissima risoluzione, tutte le miniature contenute nel prezioso evangelario, cogliendo minuziosi particolari fino ad oggi inediti.

 

Il Codex Purpureus Rossanensis

 Il Codex Purpureus Rossanensis è l’opera più preziosa custodita nel Museo Diocesano e del Codex di Rossano. Il 9 Ottobre 2015 il Codex è stato riconosciuto dall’Unesco di Parigi Patrimonio Universale dell’Umanità, nella categoria “Memory of the World”. Si tratta di un evangeliario greco miniato che contiene l’intero vangelo di Matteo, quasi tutto quello di Marco, e  una parte della lettera di Eusebio a Carpiano sulla concordanza dei Vangeli stessi. É costituito da 188 fogli di finissima pergamena purpurea. In origine doveva certamente comprendere tutti e quattro i vangeli, in uno o due volumi, preceduti ciascuno dall’indice dei capitula. La scrittura utilizzata è la maiuscola biblica, il testo è distribuito su due colonne di venti righe, di cui le prima tre che costituiscono l’incipit dei Vangeli sono vergate con  inchiostro d’oro, mentre le altre sono in argento. Le miniature conservate nel codice di Rossano sono quindici. Di esse, dodici raffigurano eventi della vita di Cristo, una fa da titolo alle tavole dei canoni andate perdute, una costituisce la cornice alla lettera di Eusebio a Carpiano e l’ultima è un ritratto di Marco, che occupa l’intera pagina. Il Codice è stato realizzato in uno dei centri di attività scrittoria di matrice bizantina, riconosciuto dalla maggior parte degli studiosi in Antiochia di Siria. La sua datazione è circoscritta alla metà del VI secolo dai maggiori storici dell’arte bizantini e dai paleografi. Non si conosce con precisione il motivo del suo arrivo a Rossano, probabilmente durante la diffusione del bizantinismo in Calabria e nel Mezzogiorno, legata alla espansione del monachesimo. Esso sarebbe giunto nella città nell’VIII secolo sull’onda delle trasmigrazioni dei monaci iconoduli, da Costantinopoli o dall’Egitto e dal Nord Africa islamizzato. Il Codice è documentato con sicurezza a Rossano solo a partire dal 1831, precisamente dall’anno segnato sulle annotazioni a penna di Scipione Camporota degli indici cartacei a esso acclusi, quindi poco tempo avanti la sua prima citazione da parte di Cesare Malpica (1845) e della presentazione alla comunità scientifica a opera degli studiosi tedeschi Adolf von Harnack e Oscar von Gebhardt (1883).

 

Collezione Museale

La collezione museale diocesana comprende, inoltre, opere di varie epoche e tipologie, suddivise in aree cronologiche e tematiche. Il museo si apre con una piccola sezione contenente le opere più antiche, tra cui spicca lo Specchio Greco in bronzo, datato al V secolo a. C. e una lastra marmorea di epoca romana, riutilizzata nel XVII secolo. Percorrendo le varie sale si riscontreranno importanti sculture realizzate in legno e in argento. Imponente e particolarmente venerato, è il busto argenteo dell’Achiropita, mentre tra le sculture in legno, un grande rilevo rivestono le statue ottocentesche della Madonna Assunta e di San Francesco da Paola, realizzate dallo scultore di Serra San Bruno Vincenzo Zaffino. Tra i dipinti più preziosi troviamo la tavola della Pietà, realizzata nel 1499 circa dall’artista cretese Andrea Pavia; una preziosa miniatura su pergamena raffigurante il Matrimonio mistico di Santa Caterina, realizzata da un miniatore tosco- romano tra il XVI e il XVII secolo, e dipinti su tela di varia epoca. Ricca è, inoltre, la presenza della suppellettile sacra, che unisce al pregio artistico l’aspetto liturgico e storico. Tra tutti spicca l’anello detto di San Nilo, l’ostensorio architettonico noto come Sfera greca, la Manta della Madonna Achiropita e diversi reliquiari, calici  e ostensori  in argento finemente lavorato. Infine, la collezione è arricchita da preziosi paramenti liturgici e antiche pergamene e codici musicali.

 

Gestione, Servizi, Attività

Il nuovo Museo Diocesano e del Codex è gestito dall’Associazione “Insieme per Camminare”, la quale propone diverse attività didattiche e visite guidate nel museo e nel centro storico della città di Rossano. L’Associazione si pone come realtà molto viva nel territorio diocesano, attraverso l’ideazione e promozione di mostre, convegni, concerti, presentazione di libri, e numerose attività che hanno lo scopo di rendere lo spazio museale come centro attivo di aggregazione  e diffusione culturale.



Le foto sono per gentile concessione del Museo e sono a cura di Michele Abastante.



Ulteriori informazioni

Museo Diocesano e del Codex, via Arcivescovado, 5 87067 Rossano (Cs)

Orari di apertura:

APERTURA INVERNALE (16/09 – 30/06): 09.30/12.30 – 15.00/18.00
Festivi: 10.00/12.00 – 16.00/18.00
Giorni di chiusura: Lunedì, 1 gennaio, Pasqua,  25 dicembre
APERTURA ESTIVA (01/07 al 15/09): 09:30-13:00 16:30-20:30
Giorno di chiusura: Lunedì

Contatti

Tel./fax.0983.525263
cell. +39.340.4759406
mail: info@museocodexrossano.it

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