Il progetto St-Elie è stato realizzato a Mataile Brih, che significa panoramica in arabo e si trova a 50 km da Beirut, una regione caratterizzata dalla sua topografia a terrazze e dall’abbondanza di vegetazione. È anche una regione con un patrimonio storico “pesante”, che ha portato a scontri violenti durante la guerra civile tra il 1975 e il 1990, con la conseguente distruzione quasi totale di case, luoghi di culto e spostamento degli abitanti del villaggio.

St-Elie è il primo progetto che simboleggia la riconciliazione nella regione. Il progetto nasce con la volontà di ritrovarsi celebrando gli elementi della natura. Comprende la chiesa e la piazza, tutte di bianco, solennemente collocate su una base murata a secco, che rimodella la topografia della collina per ospitare la sala multifunzione e i suoi annessi.





Con il suo rivestimento in pietra bocciardata bianca, la chiesa ispira il rinnovamento. Il suo aspetto incarna le caratteristiche della Chiesa Maronita: massa pura e tetto piano. Con una base quadrata di 17×17 m., St-Elie può ospitare fino a 250 persone. La sagrestia e il confessionale si trovano sul retro per lasciare il più libero possibile l’altare. Il posizionamento delle pietre che vanno da 25 a 45 cm di altezza e disposte in modo casuale unifica l’interno e l’esterno. Con lo stesso gesto, è stato costruito il campanile per creare l’ingresso della chiesa; lo spessore di questo ingresso filtra il passaggio dal mondo profano al mondo sacro.

Dall’ingresso si è attratti da un’imponente fessura che disegna una croce; orientata verso nord, evita qualsiasi effetto di retroilluminazione indesiderato durante le celebrazioni. In questo naturale spazio luminoso, le pareti bianche sembrano diffondere la luce, il pavimento in marmo di Carrara, con il suo aspetto latteo, profondo e vivo, la riflette a sua volta. L’interno è articolato e gerarchizzato da schemi di illuminazione indiretta che definiscono la dimensione spirituale: illuminazione zenitale sopra l’altare, sagrestia e confessionale, parietale lungo le circolazioni laterali e discreta sul retro. I codici liturgici sono espressi dal numero di aperture. Tre nicchie luminose lungo le circolazioni laterali si riferiscono alla Trinità; disposti su entrambi i lati, con due aperture ognuna, per complessive 12 aperture, facendo riferimento alla via della croce.

Viene scritta una nuova pagina, radicata nel contesto con l’utilizzo di pietre locali. Gli abitanti del villaggio hanno contribuito a costruire la base portando ciò che era rimasto dalle loro case demolite e dalle chiese; Il resto estratto dal sito da artigiani locali. 

La sala polifunzionale di 500 mq. è naturalmente illuminata da cinque grandi aperture che si schiudono verso i cortili e il paesaggio, e viene servita da diversi annessi che scivolano negli interstizi della struttura.
A causa della sua posizione e del contrasto dei suoi materiali, il progetto tende a creare un nuovo punto focale nella valle dell’oro di Shouf e scrive una nuova pagina nella storia del Monte Libano rispettando il suo patrimonio.

Maroun Lahoud Architecte





Località: Brih, Shouf, Libano (50km da Beirut)

Anno: 2016
Cliente: Ministero degli sfollati
Superficie costruita: 950 mq
Architetto / Autore: Maroun Lahoud Architecte
Consulente tecnico: Bureau International de Genie
Fotografia: Maroun Lahoud