Amei nasce nel 1996, quando la realtà dei musei ecclesiastici inizia a prendere corpo: basti pensare che nel 1971 venivano censiti solo 37 musei diocesani, a fronte degli attuali 218. La rilevazione dei musei religiosi, di proprietà ecclesiastica e non, promossa da Amei nel 2005 su impulso di Mons. Giancarlo Santi, individua 884 musei presenti in Italia, di cui 519 fruibili (ai quali si aggiungono le sacrestie aperte e visitabili). Si tratta quindi di un comparto considerevole, eppure paradossalmente ‘invisibile’ ai più perché oscurato da un tenace pregiudizio che, con altrettanta tenacia, stiamo cercando di smontare. Un comparto caratterizzato da una capillare diffusione territoriale, da una forte valenza culturale e da una specifica identità, che l’Accordo siglato da Amei un anno fa con il Mibact ha finalmente riconosciuto.

I nostri musei, fondati in funzione essenzialmente conservativa (di un patrimonio, ma anche di una fede non più al centro della società secolarizzata) stanno lentamente cambiando pelle. Da luoghi di conservazione, intendono porsi come luoghi di relazione e di ‘contatto’, ‘ponti’ aperti al dialogo, al confronto, a partire dalla propria specificità che non va occultata né camuffata, ma piuttosto proposta come ricchezza da condividere.

Mi piace pensare che i musei ecclesiastici possano essere vissuti  come ‘luoghi di contatto’, spazi nei quali accogliere e incontrare persone anche molto lontane dalla Chiesa o di cultura e fede diversa. Il loro compito infatti non è proporre un’evangelizzazione forzata, quanto invitare a riscoprire la dimensione spirituale, e dunque universale, che la nostra società stenta a ritrovare e che il patrimonio che conserviamo racconta.

Amei è un’associazione di volontari; svolge una fondamentale azione di raccordo, al fine di porre in dialogo musei appartenenti a enti ecclesiastici diversi (diocesi, parrocchie, Opere e Fabbricerie, comunità monastiche e ordini religiosi, Capitoli delle cattedrali, confraternite, Seminari…), accomunati da una medesima mission, ovvero documentare “visibilmente il percorso fatto lungo i secoli dalla Chiesa nel culto, nella catechesi, nella cultura e nella carità” (Lettera circolare sulla funziona pastorale dei musei ecclesiastici, 2001). L’Associazione svolge inoltre un’azione di tutoraggio e supporto dei  musei ecclesiastici e religiosi (iscritti e non); fornisce strumenti di crescita, occasioni di formazione e di confronto ai propri associati attraverso l’organizzazione di convegni biennali e di corsi di aggiornamento; intende trasmettere a professionisti e volontari che operano in questi istituti la consapevolezza di far parte di una medesima comunità museale, con analoghi obiettivi e modalità operative. Amei si attiva inoltre per promuovere e valorizzare questa specifica realtà a livello nazionale; opera perché vescovi e amministratori diocesani comprendano le potenzialità e il ruolo strategico dei musei ecclesiastici e del patrimonio che essi conservano o al quale rimandano, e ne assicurino un sostegno stabile.

Il Consiglio direttivo eletto nel 2015 intende attivare iniziative volte ad approfondire la conoscenza di questa specifica realtà museale, anche tramite l’avvio di una procedura di accreditamento interno funzionale alla programmazione di azioni volte a migliorare efficacia e efficienza dei singoli enti, in un’ottica di rete, di collaborazione e di condivisione di figure professionali e di competenze tra i musei che gravitano su un medesimo territorio. Si tratta di un passaggio fondamentale anche in vista della futura costituzione del sistema museale nazionale, prevista dalla riforma Franceschini.

Amei si impegna inoltre a promuovere nei musei associati iniziative volte a stabilire relazioni solide tra museo e territorio; a stimolare la ricerca sul contemporaneo, organizzando specifiche azioni formative; a incoraggiare l’attivazione di iniziative rivolte ai pubblici speciali al fine di intensificare la loro missione sociale; a promuovere progetti atti a favorire il dialogo interculturale e interreligioso; ad incentivare la capacità di fare rete, non solo tra istituzioni ecclesiastiche, ma anche con altre realtà museali e culturali operanti nel territorio di riferimento.

Per mettere a disposizione dei soci adeguati strumenti di lavoro, Amei intende istituire un Centro di documentazione che raccolga le buone pratiche afferenti gli ambiti d’azione che vedono impegnate le nostre istituzioni: la ricerca sul patrimonio e la sua valorizzazione in connessione al territorio, l’accessibilità fisica e intellettuale al museo, il dialogo con altre culture e altre fedi, la sperimentazione sul contemporaneo. Le esperienze positive attivate da singoli musei possono infatti offrire utili spunti di lavoro e possibili punti di riferimento per una progettazione futura.

E’ indubbio che stiamo vivendo tempi difficili e che il disorientamento è grande. Ogni giorno i media ci parlano di morte, violenza, guerra, terrorismo. Riportano episodi di intolleranza nei confronti dell’altro (lo straniero, chi professa un’altra religione, il diversamente abile, le donne … ). Raccontano di giovani che guardano sfiduciati al domani. Di fronte a tutto questo i musei, e quelli ecclesiastici in particolare, possono fare molto cercando di cogliere i bisogni della propria comunità, favorendo la costruzione di una società più coesa e responsabile, lavorando per sostenere l’integrazione, aggredendo “la povertà educativa” con la cultura così da “illuminare il futuro” dei nostri giovani, partecipando alla costruzione di una cittadinanza attiva. Compiti complessi, è vero, che tuttavia segnano il cammino da percorre. Tessendo relazioni, lavorando in rete, il percorso sarà più agile e la meta più vicina.

Domenica Primerano, Presidente AMEI



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