La chiesa del Cuore Immacolato di Maria, nella frazione di Varco Notar Ercole in Sassano, è stata costruita negli anni Cinquanta, nel periodo di edificazione delle nuove aule sacre diocesane, desiderate dal vescovo di Teggiano, monsignor Oronzo Caldarola. Al 1954 risale la costruzione dello scenografico altare maggiore della chiesa, voluto a sancirne l’erezione a Santuario diocesano nell’anno precedente.

Da alcuni anni, l’assetto presbiteriale della chiesa era stato impropriamente scomposto, con il ridimensionamento dei gradini dell’altare maggiore, la creazione di una nuova mensa e di un ambone, dalle linee essenziali e “povere”; nello spazio dedicato alla liturgia era inoltre presente anche il fonte battesimale, donato alla chiesa alcuni anni addietro. La mensa, collocata nello spirito della riforma liturgica del Concilio Ecumenico Vaticano II, era costituita dalla superficie superiore con lastra di Carrara, poggiata su quattro pilastrini di marmo colorato, mentre al posto dell’ambone, trovava luogo un semplice leggio, sempre in marmo policromo. Una sorta di affollamento di poli liturgici, nello spazio del presbiterio, determinava l’esigenza di rimodellare la composizione dell’area, espressamente votata alla liturgia, ma anche di nobilitare il segno della presenza dell’altare della celebrazione e dell’ambone per le letture.

Il parroco, don Carmine Tropiano, di concerto con il vescovo della diocesi di Teggiano-Policastro, monsignor Antonio De Luca e con l’Ufficio Tecnico Diocesano, ha deciso di ri-adeguare lo spazio liturgico, affidandone l’incarico progettuale allo scrivente e dettandone le linee guida votate alla ricerca di una “nobile bellezza”, in riferimento alle indicazioni delle costituzioni del Sacrosantum Concilium. Il concetto di base della soluzione stilistica, suggerito dal direttore dell’Ufficio Nuova Edilizia di Culto, don Elia Guercio, si è conformato alla nobile presenza dell’altare maggiore, che seppur modellato nel 1954, su un’idea compositiva di carattere neoclassico, costituisce uno degli esempi più gradevoli di macchina d’altare, del comprensorio. Un apparato su due livelli, formalizzato nella mensa e nel dossale con la nicchia per la statua della Madonna, ricalca il gusto decorativo tardobarocco, in cui l’ossatura di fondo del marmo di Carrara, si compenetra agli intarsi dei marmi policromi ed alle sculture ornamentali delle lastre a bassorilievo, dei capitelli delle colonne e delle figurazioni dello stemma episcopale, oltre al monogramma mariano ed alla corona sommitale. Un elemento ornamentale e significativo, di risalto, è costituito dalla presenza del tetramorfo inserito entro specchiature a quadrato, in cui la simbologia degli Evangelisti è lasciata al marmo di Carrara a rilievo, collocato su un fondo di tessere mosaicate in oro. Le stesse specchiature, con cornice interna modanata, sono poggiate su di una semplice base a sporgenza, che si adagia sul basamento del dossale d’altare. L’architettura, elaborata nelle dimensioni di rimando a forme passate ed il richiamato simbolismo mariano, evangelico e della committenza, costituiscono i punti di forza della chiesa di Varco, nella quale l’intera prospettiva guarda all’altare maggiore, focalizzazione sia delle linee architettoniche dell’edificio sacro, che dello sguardo dei fedeli, imperniato su un’alquanto rigida assialità e composta simmetria. Di questi segni rappresentativi e delle componenti classiche e geometriche, doveva tenersene conto, nell’elaborazione dell’idea progettuale, pur rifacendosi a forme dal chiaro impatto visivo modulare, di stile classico e di multipla reiterazione. Il progetto delle forme e la scelta dei materiali, sono stati degnamente accompagnati da un’esecutività attenta e ricercata, attraverso l’opera dell’officina di Antonio Aumenta, titolare dell’omonima ditta di lavorazione dei marmi.

La soluzione compositiva del tetramorfo, costituisce quindi l’idea generatrice della progettazione, in una sorta di riferimento alla preesistenza, più che alla creazione di nuove forme astratte e scollegate dall’imponente figurazione dell’altare maggiore. Il classicismo delle geometrie, con rimandi alle tecniche compositive dell’intarsio e del mosaico, rappresenta l’idea generatrice delle nuove forme, nelle quali il simbolismo dei numeri esalta il valore stesso degli elementi progettati: la mensa d’altare, l’ambone e la base per il cero pasquale. Se nella figurazione ad intarsio della base del cero (losanghe in rosso venato, alterne ad intarsi in tessere d’oro mosaicate), l’ottagono richiama la geometria degli edifici battesimali d’ogni tempo, con esplicito richiamo alla forma di mediazione tra il quadrato, simbolo della fragilità terrena ed il cerchio, essenza della perfezione Celeste, nella composizione della mensa d’altare, il numero otto, delle lastre ad intarsio, si pone come significato dell’alterna presenza di forme semplici e complesse. Difatti pur mantenendone la composizione nobilitata sui quattro lati, in un unico elemento in blocco, la mensa ripartisce otto formelle quadrate, di cui tre sui lati lunghi ed una sui corti, che si alternano con una presenza di marmo venato ocra ed una di intarsio litico. La sola formella mediana frontale, garantisce l’unicità delle forme, definite in una croce floreale (di chiaro rimando classicista), collocata su fondo mosaicato d’oro a tessere ed esplicito richiamo alle formelle del Tetramorfo dell’altare maggiore. Il blocco della mensa è coronato da una modanatura di raccordo alla lastra orizzontale, in cui sono racchiuse le reliquie dei santi e si colloca, in similitudine alle lastre del Tetramorfo, su una base di poco sporgente. Un gradino di rilievo al blocco della mensa, ne nobilita la presenza, sia per il significato, che per l’altezza, proporzionata alla tipologia d’altare di celebrazione, richiamando il basamento del cero pasquale e dell’ambone.

Il simbolismo dell’accoglimento del fedele e del sacerdote, nel momento di proclamazione delle Letture (Epistola e Vangelo), è alla base della realizzazione dell’ambone e delle sue forme geometriche, difatti il pannello centrale ed i due laterali, sono collegati da due lastre, collocate in diagonale, che offrono la dimensione della convessità all’esterno e richiamano uno specifico assemblaggio, storicamente formalizzato nel lettorino dell’ambone della cattedrale della diocesi di Teggiano-Policastro, siglato, nel 1271, da Melchiorre da Montalbano. Il richiamo, storico e simbolico, alle linee scultoree medievali è una persistenza che ritorna spesso nelle forme dell’ambone, in cui la stessa parola (dal greco ambon, superficie convessa), porta a definirne le forme architettoniche. Qui a Varco, il rimando è alle geometrie già espresse nella mensa d’altare, ma ribaltate in verticale ed avvicinate, nel dimensionamento delle formelle intarsiate, alle reali geometrie del Tetramorfo. Nelle tre specchiature, la sola centrale è ad intarsio, con un motivo romboidale applicato al piano di tessere dorate a mosaico geometrico, le altre due presentano il fondo in marmo venato ocra, lo stesso utilizzato per la mensa d’altare e simile a quello dell’altare maggiore. Linee essenziali e semplici accompagnano il raccordo sommitale delle lastre al corrimano (ed al leggio) ed i gradini di sostegno, in numero di due, tali che il lettore possa trovarsi ad una quota maggiore, rispetto al celebrante. La disposizione del polo liturgico, sul punto di cerniera tra la navata ed il “santuario”, è stata prevista in diagonale, così come la sede presidenziale, per permettere una più consona direzionalità del lettore e del celebrante, verso l’assemblea, nella navata; in questo modo, anche la conformazione architettonica dell’ambone è facilmente comprensibile da diversi punti di vista.

I poli liturgici, pur disposti in un ampio spazio presbiteriale, si collocano ognuno in una posizione di risalto figurativo e simbolico, oltre a generare, nell’intorno immediato, una corretta fruizione deambulante, soprattutto nella mensa, che è impiantata alla medesima distanza dai gradini del presbiterio e da quelli dell’altare maggiore, riposizionati durante i lavori di adeguamento dello spazio liturgico. Le Specie Eucaristiche, riposte nel tabernacolo dell’altare massimo, offrono così la centralità della Presenza, non adombrando il luogo della celebrazione, ma collocandosi, visivamente, proprio al di sopra di esso. Simbolicamente, è evidente il collegamento tra il tabernacolo e la mensa, innestati lungo la linea di assialità della chiesa del Cuore Immacolato di Maria, alla quale si associa a destra il luogo di proclamazione della Parola e sul lato opposto, la sede del celebrante, angolata, così come l’asse dell’ambone, su un angolo di 45°. Il cero pasquale è stato posizionato sui gradini del presbiterio, in vicinanza al fonte battesimale, collocato sulla cappella sinistra della navata, ma in posizione ben visibile dall’assemblea.

Marco Ambrogi, Vice-direttore dell’Ufficio Tecnico Diocesano 

Diocesi di Teggiano-Policastro



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Pubblicata il 12 maggio 2017 su www.thema.es