Nel Nord dell’Etiopia esiste una città sacra, Lalibela, situata a 2.500 metri di altitudine, dove si trovano dodici santuari cristiani scolpiti nella roccia tra il  XII ed il XIII secolo. La loro costruzione ebbe inizio con l’arrivo di cristiani copti che erano fuggiti dalle persecuzioni musulmane in Egitto e per volontà del re Gebra Maskal Lalibela.

Il primo gruppo di chiese, quello nord-occidentale comprende sei chiese: Bet Maryam, Bet Meskel,  Bet Danaghel, Bet Mika’el, Bet Golgotha, Bet Medhane Alem già oggetto di approfondimento. ( link all’articolo pubblicato)

 

Il secondo gruppo di chiese comprende Bet Amanuel, Bet Abba Libanous, Bet Merkorios, Bet Gabriel-Rufa’el e Bet Lehem; le prime due furono chiese sin dalle origini mentre le altre sembra che prima fossero le residenze dei membri della dinastia Zagwe e solo in seguito trasformate in chiese.

Bet Amanuel, l’unica chiesa monolitica di questo gruppo è, architettonicamente, la più bella di tutte le chiese di Lalibela. Questo stupendo blocco monolitico misura in pianta mt 17,50 per 11,50 ed è alto 11 metri, si trova al centro di un cortile delle dimensioni di mt 30 per 24 profondo mt 11,50. Le facciate sono impreziosite da lesene, fasce orizzontali alternativamente sporgenti e rientranti e finestre disposte su tre piani, rettangolari al piano terreno con traforo a croce latina, rettangolari con conclusione ad arco a tutto sesto e mensoline sporgenti verso l’interno al primo piano e semplicemente rettangolari al secondo piano.

Un passaggio coperto conduce a Bet Merkorios, grotta di mt 31 per 25, alta 6,80  con uno dei lati aperto su un cortile irregolare. All’interno, ornato da numerose pitture, otto pilastri sostengono la volta. Poco a Sud si trova Bet Abba Libanous, a pianta rettangolare di mt 9 per 7;  la facciata  è stata ottenuta scolpendo la parete verticale della montagna e una galleria alta mt 7 scavata intorno al monolito la libera dalla roccia madre alla quale rimane attaccata soltanto attraverso il tetto. La facciata, su cui risaltano poderose lesene è traforata da una porta e da tre file di finestre, quelle al piano terra a croce, quelle al primo piano ad arco ogivale e quelle al secondo rettangolari.

Scandiscono la facciata principale di Bet Gabriel-Rafa’el cinque grandi nicchie ogivali in due delle quali, quelle laterali, si aprono porte che danno accesso a una piattaforma costruita, secondo tradizione, a somiglianza del pretorio di Gerusalemme; nelle altre nicchie si aprono finestre ogivali con mensoline sporgenti verso l’interno.

All’estremità sud-ovest di Lalibela si trova l’affascinante chiesa monolitica di Bet Giyorgis, la più importante delle chiese di Lalibela  costruita dopo la morte di re Gebra Maskal Lalibelà  in onore di San Giorgio oggi patrono dell’Etiopia. E’ l’unica ad avere la pianta a forma di croce greca (mt 12,50 x 11,90) su podio alto 1,50 mt. La chiesa sprofonda per oltre 13 metri nel cuore della montagna ed è circondata da una trincea che da lontano la nasconde alla vista, solo salendo per un tratto il pendio della montagna è possibile scoprirne la straordinaria forma.  Bet Giyorgis  presenta all’interno pregevoli decorazioni mentre all’esterno è caratterizzata da finestre ogivali incorniciate in un elegante decoro arabesco in bassorilievo. All’interno quattro colonne collegate da archi a tutto sesto sostengono il tetto che all’esterno è impreziosito da tre croci greche concentriche scolpite in rilievo.



 

Le foto del reportage proposte sono di Enzo Santeusanio. Tutti i diritti riservati.