Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non affondare   ( Paolo VI, 1965 )

 

Intervista all’architetto Carlo Capponi, Responsabile dell’Ufficio Beni Culturali della Arcidiocesi di Milano – Commissione per l’Arte Sacra e i Beni Culturali

 

Quale è il tema di questa mostra, architetto Capponi?

Design Behind Design, che si tiene in occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano dal titolo “21st Century. Design After Design”, racconta, mediante 99 tra opere d’arte, fotografie, oggetti di arredo, progetti di architettura, composizioni musicali, la produzione artistica che si è confrontata, dal Secondo Dopoguerra ad oggi, con il campo del sacro. Sono proposti lavori di autori quali Lucio Fontana, Francesco Messina, Fausto Melotti, Mario Sironi, Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Gio Ponti, Figini e Pollini, Vico Magistretti, Angelo Mangiarotti, Luigi Caccia Dominioni, Afra e Tobia Scarpa, Nanni Strada, Giulio Iacchetti, Roberto Sambonet, William Xerra e molti altri.
Quando la Triennale chiese alla nostra Arcidiocesi di partecipare, riprendendo i temi legati all’arte sacra, parafrasando il tema della Triennale abbiamo pensato ad un titolo che potesse rievocare la dimensione dell’“oltre” il Design, e abbiamo pensato al titolo “Design Behind Design”. Si è parafrasato il tema della XXI Triennale sostituendo all’avverbio “after”, l’avverbio “behind”, non “Design after Design”, ma “Design behind Design”. Osservare gli oggetti, coglierne il senso diretto per arrivare, in ultima istanza, a catturarne il senso indiretto, figurato (arché e télos). Se, in generale, nei manufatti risultanti dalle attività creative dell’uomo possiamo sempre riconoscere un’intenzionalità a durare nel tempo, a essere trasmessi di padre in figlio, a raccontare una storia, a maggior ragione ciò è evidente se ci si occupa del sacro. Quando ci si trova in un luogo dedicato al culto, sia per quanto concerne l’arte pura o la musica che rispetto alle discipline in cui “la funzione” appare prevalente – l’architettura, l’arredo e il product design – esistono, evidentemente, numerosi significati impliciti nell’opera a prescindere dal suo uso specifico. Raccontarne la storia significa occuparsi di un “uomo creatore” capace di guardare oltre la sua matita, capace di progettare sia l’oggetto che il suo senso. Proprio in tale accezione dunque l’occasione posta dal tema della XXI Triennale appare adatta ad essere declinata in chiave di sacro. “After” o “behind” possono infatti essere usati per indicare lo spostamento di significato verso il “mysterion”, verso ciò che è, appunto, “non completamente rivelato”, che sta “prima e dopo le cose”: non è forse vero che il “sacro” è da sempre permeato di mistero, di alterità, di superamento? Molto pertinente appare poi il momento storico in cui questa esposizione ha luogo ovvero l’inizio di un nuovo millennio in cui la Chiesa Cattolica si trova a dover confermare i suoi principi e i suoi valori, in particolare in un ambito geografico – l’Occidente – e presso una classe sociale – gli intellettuali – sempre più “distanti” dalla comprensione del sacro nell’architettura, nell’arte e nel design. Se vi sono state epoche in cui il rapporto tra l’artista e la Chiesa è stato fondante e condiviso, sicuramente oggi l’arte e il design praticano con più facilità strade caratterizzate da valori affatto diversi e da una assai discutibile rincorsa allo show off. Per questa ragione, affrontando il tema del “progetto per il sacro” nella contemporaneità, appare necessario procedere attraverso eccellenze assolute, raccogliendo e mostrando, per exempla, quei pezzi in cui ricerca estetica e ricerca di significato hanno trovato una sintesi perfetta.

 

Quale la struttura di questa grande percorso espositivo?

La rassegna, curata da Marco Romanelli e dal sottoscritto, con Natale Benazzi, Laura Lazzaroni e Andrea Sarto, organizzata dall’Arcidiocesi di Milano per volontà dell’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, col sostegno del main sponsor Mapei, sponsor tecnico: Luceplan-Milano, Poltrona Frau- Tolentino; Apice-Milano, si tiene in occasione XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano dal titolo “21st Century. Design After Design” e racconta ciò che architetti, designer e artisti hanno pensato e disegnato per la committenza della Chiesa cattolica o comunque rappresentando il sacro, tra opere d’arte, fotografie, oggetti di arredo, esempi di architettura, composizioni musicali, di autori quali Lucio Fontana, Fausto Melotti, Francesco Messina, Mario Sironi, Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Gio Ponti, Figini e Pollini, Vico Magistretti, Angelo Mangiarotti, Luigi Caccia Dominioni, Roberto Sambonet, Nanni Strada, Giulio Iacchetti, Afra e Tobia Scarpa, William Xerra, Gabriele Basilico, Mario Carrieri, Francesco Radino, Mario Cresci, Luciano Migliavacca, Luigi Picchi, Francis Poulenc, Igor Stravinskij, e molti altri. L’iniziativa invita il visitatore ad andare al di là dell’oggetto, artistico o di design, alla ricerca di un significato implicito contenuto in esso, ma che, non per questo, elude la funzione prima a cui l’oggetto è destinato. Raccontare la storia di alcuni di questi manufatti significa mostrare un “uomo creatore”, capace di guardare oltre la sua matita e di progettare l’oggetto in base a “regole” che rimandano al senso, oltreché alle necessarie funzioni tecniche.

 

Ci può parlare delle aree tematiche del percorso espositivo? Quali le testimonianze all’interno della storia dell’architettura?

Il percorso espositivo, organizzato per aree tematiche, si apre con la sezione dedicata all’architettura che, grazie agli inediti scatti appositamente effettuati da Giovanni Chiaramonte, si avvale della proiezione ambientale di alcune delle più importanti chiese milanesi del moderno, ovvero di quei “luoghi aggregativi di qualità” che il cardinale Angelo Scola ritiene di fondamentale importanza per accogliere le varie Comunità della diocesi, secondo la linea tracciata, alla metà degli anni Cinquanta, da Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, allora arcivescovo di Milano che, per primo, ebbe l’intuizione di aprire la Chiesa al contemporaneo, chiamando a collaborare gli artisti e gli architetti più interessanti del tempo. Sono quindi analizzate, tra le altre, le testimonianze di architetti quali Gio Ponti (con la chiesa di San Francesco al Fopponino, 1964), Figini e Pollini (con la Madonna dei Poveri, 1952-1956), Vico Magistretti e Mario Tedeschi (con la chiesa di Santa Maria Nascente al QT8, 1954-1955), Giovanni Muzio (con la chiesa di San Giovanni Battista alla Creta, 1956-1958), Ignazio Gardella (con la San Francesco, Villaggio INA casa, Cesate, 1958), Luigi Caccia Dominioni (con San Biagio, Monza, 1965-1967).

 

Oltre l’architettura, la liturgia, Architetto, quali artisti, opere, e temi sono stati selezionati?

La mostra raccoglie poi eccellenze create da artisti e designer che si sono confrontati con le tematiche del sacro e con le regole del rito, ovvero con la Liturgia. Sono state scelte alcune tipologie contemporanee di arredo sacro, dalle croci ai calici, dai paramenti agli Evangelari, che vivranno, grazie alle collezioni permanenti del Museo Diocesano, un’inedita e fattiva comparazione tra antico e moderno. A fianco dei capolavori di “arte suntuaria”, ospitati nelle sale del Museo e che coprono un arco temporale dal IV al XXI secolo, si trovano dunque creazioni contemporanee come le croci di Giulio Iacchetti, Marta Laudani, Marco Ferreri, Emilio Nanni, Lorenzo Damiani, Studio Quattroassociati, la casula in tessuto laminato oro di Nanni Strada e i calici di Afra e Tobia Scarpa, Tito Amodei, Giuseppe Polvara o ancora il prezioso candeliere a tre fiamme e l’ostensorio ambrosiano su disegno di Giovanni Muzio.
Particolarmente importante è la sezione della mostra dedicata alla pittura e alla scultura, ove si incontrano esposte due Crocifissioni di Lucio Fontana provenienti da collezioni private (da mettere a confronto con la celebre Via Crucis bianca del 1955, deposito della Regione Lombardia al Museo Diocesano), le sculture di Francesco Messina (busto del Cardinal Ildefonso Schuster, dalla Raccolta Arcivescovile), di Fausto Melotti (La Veronica, dalla Fondazione Melotti), di Emilio Greco (Testa di apostolo, nelle Raccolte della Fondazione Paolo VI di Varese), oltre a dipinti di Mario Sironi (Cristo porta Croce), William Congdon, Adolfo Wildt (Mater Misericordiae), Roberto Sambonet (Cupole del Santo a Padova) e William Xerra.
Non manca un’analisi delle più interessanti ricerche fotografiche a soggetto sacro, con gli scatti di Giovanni Chiaramonte per la St Elisabeth Kirche di Berlino, di Mario Cresci da “La strage degli Innocenti” di Guido Reni o ancora di Gabriele Basilico che visita le Guglie del Duomo di Milano, di Mario Carrieri che giunge a San Francisco per riprendere la luce di Pier Luigi Nervi in St Mary Cathedral o di Francesco Radino che si sofferma su esempi di sacro nel territorio Cappella Antona Traversi a Meda.