Monsignor Timothy Verdon, quale è il messaggio del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale “In Gesù Cristo – Il Nuovo Umanesimo”, che ha avuto luogo a Firenze in questa settimana ( 09-13 Novembre ) ?

Si è trattato di un convegno che, anzitutto, ha offerto la possibilità di “Nuovo Umanesimo” in un momento in cui la cultura presente ci propone un’immagine dell’essere umano e delle dignità della condizione umana assai diversa dall’immagine dell’essere umano e della condizione umana che il Cristianesimo ha forgiato in passato. Certo, situare il 5° Convegno Ecclesiale dedicato a Gesù Cristo e al “Nuovo Umanesimo” proprio a Firenze, nella patria del Rinascimento e quindi dell’Umanesimo così inteso in senso culturale e al contempo artistico, ha voluto dire suggerire che anche oggi, al giorno d’oggi, nel modo di interpretare le immagini che l’uomo e che quindi la cultura intorno a noi ci offre, dobbiamo impegnarci a dare una lettura cristiana ad ogni immagine dell’uomo che viene proposta.

 

E quale è il ruolo dell’arte?

Il messaggio del Convegno Ecclesiale è stato chiaro: si vuole lanciare una nuova riflessione su chi è l’uomo e quindi sulla sua dignità, sul suo mondo culturale in generale e sulle sue varie declinazioni quali, appunto, l’arte. Non dimentichiamo che la chiesa oggi, al giorno d’oggi, deve sapere proporre ai nostri contemporanei un’immagine cristiana della condizione umana: e non è niente di scontato per la società in cui viviamo ! Non solo il Sinodo della Famiglia ma anche, con esso e immediatamente dopo di esso, il Convegno Ecclesiale di Firenze apre una nuova stagione per la Chiesa e per la riflessione della Chiesa sull’uomo oggi.

 

In occasione del 5° Convegno Ecclesiale, Firenze ospita due grandi mostre: dal 24 settembre 2015 al 24 gennaio 2016 a Palazzo Strozzi la mostra “Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana”, e dal 09 ottobre 2015 al 09 gennaio 2016 la mostra di arte contemporanea, allestita presso la Basilica di San Lorenzo, “Si fece Carne. L’arte contemporanea e il sacro”. Monsignor Verdon, ce ne può parlare?

Certamente: la mostra intitolata “Si fece Carne. L’arte contemporanea e il sacro”, di cui sono il curatore assieme a Federica Chezzi, pensata proprio per l’occasione del 5° Convegno Ecclesiale, vuole offrire ai partecipanti del Convegno Ecclesiale la visione di quella che può essere oggi o domani ciò che indichiamo come “arte sacra contemporanea”. I sacerdoti ormai non acquistano più capolavori antichi: spesso, infatti, commissionano opere contemporanee, così come la Chiesa stessa commissiona edifici contemporanei. Attraverso artisti del nostro tempo, la mostra intende offrire al visitatore uno sguardo sul significato di “sacro” nell’arte contemporanea. Mentre la mostra di Palazzo Strozzi, “Bellezza Divina” è dedicata riflessione sul rapporto tra arte e sacro tra Ottocento e Novecento – attraverso più di un centinaio di opere di celebri artisti internazionali come Vincent Van Gogh, Edvard Munch, Pablo Picasso, Max Ernst, Stanley Spencer, Georges Rouault, Henri Matisse, e italiani quali Domenico Morelli, Gaetano Previati, Felice Casorati, Gino Severni, Renato Guttuso, Lucio Fontana e Emilio Vedova – per la nostra mostra “Si fece carne” abbiamo scelto di esporre opere degli anni che seguono il Concilio Vaticano II e quindi che richiamano il messaggio di Papa Paolo VI agli artisti.

 

Per esempio, quali artisti contemporanei nelle tre sezioni?

 

Al di fuori della basilica abbiamo l’installazione dei monumentali “Testimoni” di Mimmo Paladino, figure misteriose e ieratiche di grandissima potenza evocativa, e nelle tre sezioni in cui è divisa la mostra abbiamo le opere di alcuni tra i più grandi nomi del panorama internazionale contemporaneo: dalla fotografa statunitense Nan Goldin, all’albanese Adrian Paci, al francese Fabrice Fouillet, al torinese Gianni Ferrero Merlino. In dialogo con il sacro è anche l’opera dell’italo-argentino Raul Gabriel, ed alcune delle più autorevoli voci artistiche toscane, già da tempo in serrato confronto con il sentire religioso, a partire dal conosciuto e assai amato Giuliano Vangi, fino a Filippo Rossi, Enrico Savelli e Massimo Lippi e le artiste della Community of Jesus, da poco presente nel nostro territorio, a Barga (Lucca). La terza sezione è invece dedicata alle opere realizzate dai nomi più noti del panorama italiano per accompagnare i testi sacri del Nuovo Lezionario CEI: una piccola ma significativa selezione tratta dal ricchissimo cantiere (211 tavole realizzate da 88 artisti) formato nel 2005 da liturgisti e storici dell’arte (Apa, Billi, Dall’Asta e Valenziano) sotto la presidenza dell’allora segretario della CEI, oggi cardinale, Giuseppe Betori.

 

L’altra opera significativa che accompagna l’apertura del Convegno Ecclesiale è il Nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, aperto al pubblico lo scorso 29 ottobre 2015. Monsignor Verdon, ce ne può parlare?

 

Fondato nel 1881, negli ambienti trecenteschi dove Michelangelo scolpì il David, per raccogliere le opere eseguite nei secoli per i monumenti della Cattedrale di Firenze, lo storico Museo dell’Opera del Duomo presentava uno spazio insufficiente per ospitare la vasta collezione, di cui buona parte costituita da opere monumentali. L’Opera di Santa Maria del Fiore ha investito 45 milioni di euro di risorse proprie nella realizzazione del nuovo Museo. Sono stato nominato Direttore del progetto museo logico proprio per esserne stato l’autore, mentre il progetto architettonico è di Adolfo Natalini e Guicciardini & Magni architetti. La realizzazione del nuovo Museo dell’Opera del Duomo è parte di un programma di interventi, tra cui il restauro delle facciate esterne del Battistero che è appena terminato e che sono stati messi in campo dall’Opera in vista del V Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa Italiana. Qui oggi è conservata la maggiore collezione al mondo di scultura del Medioevo e del Rinascimento fiorentino. 750 opere tra statue e rilievi in marmo, bronzo e argento, tra cui capolavori dei maggiori artisti del tempo: Michelangelo, Donatello, Arnolfo di Cambio, Lorenzo Ghiberti, Andrea Pisano, Antonio del Pollaiolo, Luca della Robbia Andrea del Verrocchio e molti altri ancora. Oltre duecento opere visibili per la prima volta al pubblico dopo il restauro, tra queste la Maddalena di Donatello, la Porta Nord di Lorenzo Ghiberti per il Battistero di Firenze e i ventisette pannelli ricamati in oro e sete policrome su disegno di Antonio del Pollaiolo. Nel nuovo Museo troveranno posto anche molte opere mai viste prima o conservate nei depositi per decenni, come le quindici statue trecentesche e quasi settanta frammenti della facciata medievale del Duomo.