Lo studio sui tratturi di cui Michela di Paolo propone una sintesi è parte della più ampia ricerca da lei svolta per la sua tesi di laurea in Restauro Architettonico discussa nel 2015 presso il Dipartimento di Architettura dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara.

Sulla base di un’attenta ricognizione delle tracce materiali ancora presenti sul territorio, la ricerca ha esplorato la realtà di una vicenda di lunga data, che aveva nelle vie armentizie che dall’Aquila raggiungevano Foggia uno dei punti di forza della storia economica e sociale delle regioni interessate. Non solo il Tratturo Magno, ma l’intera rete di percorsi armentizi che a questo facevano capo, hanno costituito la spina dorsale di buona parte del centro meridione d’Italia, condizionando il disegno del territorio e catalizzando avvenimenti e movimenti demici. Il gran numero di centri abitati e di fabbriche sorte nel corso del tempo a servizio e supporto dell’economia pastorizia, sono a tutt’oggi la testimonianza di un capitolo fondamentale della storia dei luoghi, anche per la fitta documentazione iconografica e archivistica che ne accompagna le vicissitudini, e che Michela Di Paolo ha puntualmente studiato portando altri argomenti alle ragioni della conservazione.

Benchè dismessi, trasformati, occupati da altri edifici ed infrastrutture, i tratturi rimandano ad una somma di valori materiali e immateriali che ne fanno monumenti a tutti gli effetti, in quanto tali meritevoli di tutte le provvidenze di tutela e di restauro raccomandate per i beni culturali, soprattutto quando si prestano ad essere rimessi a sistema attraverso progetti di sviluppo sostenibile congruenti con l’identità del territorio di appartenenza.

Lucia Serafini

 

Abstract

Il Tratturo Magno era largo 60 passi, corrispondenti a circa 111m. Deve il suo nome al fatto che era il tratturo più lungo che collegava le città di L’Aquila e Foggia, coprendo quasi 244 km di territorio ed attraversando tre regioni, l’Abruzzo, il Molise e la Puglia, accomunate da analogie culturali, artistiche, architettoniche e agro-alimentari, direttamente legate all’esperienza dei  pastori transumanti e al loro transito secolare.

La rete tratturale contava su una viabilità principale, costituita dai tratturi veri e propri – i principali Tratturi Regi, oltre al Tratturo Magno, sono il Pescasseroli-Candela ed il Celano-Foggia – ed una viabilità minore formata dai tratturelli e dai bracci. La gerarchia era data dall’importanza dei luoghi che il percorso doveva collegare e a ciò corrispondeva una loro differente larghezza. I vari percorsi erano utilizzati per effettuare la transumanza, ovvero uno spostamento stagionale degli addetti alla transumanza (pastori, butteri, guaglioni…) e dei loro armenti, ma anche per spostarsi sul territorio fruendo di strade che fino a tempi relativamente recenti hanno sopperito in gran parte alla mancanza di comunicazioni.

La ricerca ha utilizzato come base storica fondamentale le cosiddette reintegre, custodite presso l’Archivio di Stato di Foggia. Si tratta di documenti, scritti o grafici, realizzati grazie alle attente misurazioni effettuate dai “Regi compassatori”, e utili a fare una ricognizione dei terreni che erano stati sottratti ai percorsi armentizi, in genere a fini di coltura, con l’obiettivo di ristabilirne le dimensioni originali.

Le rappresentazioni grafiche relative alle reintegre – a partire dalla più antica a noi pervenuta, ovvero quella eseguita da Ettore Capecelatro nel 1651 su volere di Filippo IV, all’ultima risalente al 1875 redatta per volere del Ministero delle Finanze – sono state studiate ed analizzate attraverso il confronto reciproco di tutti i centri abitati e di tutte le fabbriche, religiose e civili, presenti a ridosso dei percorsi tratturali o dentro i loro confini.

Dalle carte è emerso che soprattutto il Tratturo Magno era costellato di chiese a cui seguivano per numero le taverne e le torri. Tali fabbriche, definite da diversi studiosi come “architettura della transumanza”, sono state a servizio degli addetti della transumanza come luoghi di ricovero in cui potevano trovare un po’ di conforto dalle fatiche del viaggio, protezione spirituale e fisica sia dalle intemperie che dai pericoli. Specialmente le chiese hanno avuto per coloro che lo transitavano lo stesso ruolo dei fari nella notte per i pescatori, sicuri, grazie a loro, di non perdere la strada.

Molto interessante nelle reintegre è il fatto che la rappresentazione grafica abbia perso nel corso del tempo il carattere pittorico dei primi esempi a favore di un carattere più prettamente scientifico, più scarno di dettagli ma più preciso nelle misurazioni dei vari percorsi: fatto, questo, dovuto sia all’evoluzione delle tecniche rappresentative e di rilievo  sia alla circostanza che la pastorizia stava arrivando al declino che portò nel corso del ‘900 alla fine della transumanza secondo gli antichi metodi, e di conseguenza all’abbandono progressivo delle strutture di supporto.

Sulla base degli studi fatti si è in grado di affermare che le tracce ancora presenti sulla rete tratturale, sia in termini di percorso che di edifici residui, sono ancora tali quantitativamente da poter entrare in progetti di sviluppo economico, sociale e culturale legati, ad esempio, al cosiddetto “turismo d’avventura”, con gli edifici stessi recuperati, valorizzati e messi in condizione di fungere da punti focali ed elementi attrattori dell’intero territorio.

Michela Di Paolo

 

Università degli studi “G. D’Annunzio” Chieti – Pescara

Dipartimento di Architettura

Corso di Laurea Magistrale in Architettura a Ciclo Unico

Tesi di laurea in Restauro Architettonico

Ambito Progetto conservazione e rappresentazione

Relatore: Prof. Arch. Lucia Serafini

Correlatore: Prof. Arch. Claudio Varagnoli

Tesi di Laurea di Michela Di Paolo

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Le foto sono per gentile concessione di Michela Di Paolo