Il restauro della chiesa di Nostra Signora della Misericordia di Baranzate si è proposto il risultato di ristabilirne l’aspetto, adeguandolo a esigenze e comfort richiesti, avendo come riferimento l’edificio inaugurato al culto dal cardinale Montini il 7 novembre 1958. Questo progetto é la riscrittura della stessa opera da parte degli autori affiancati da progettisti da loro stessi scelti: una condizione molto particolare del restauro che propone una ridefinizione dello stesso termine.
Ciò che restava della materia dell’edificio originario ha costituito il filo imprescindibile da ripercorrere in questo lavoro. Così come la sua iconografia, testimoniata dai disegni di Mangiarotti, Morassutti, Favini e dalle pubblicazioni, ma in questo caso straordinariamente documentata dalle foto di Giorgio Casali, scattate assieme agli stessi progettisti fin dal cantiere.

A presiedere questo dialogo nel nostro lavoro di progettazione abbiamo individuato il diaframma fra interno ed esterno. Le murature e la facciata, gli strati interposti fra le pavimentazioni e la struttura preesistente o il terreno, come unici luoghi possibili delle nuove installazioni e dei nuovi elementi costruttivi. Nello spazio ricavato nel limite, negli strati della materia, si situa lo scarto fra vecchio e nuovo. Fuori dalla materia si ripropone la percezione di questa architettura. E’ questa una interpretazione del restauro che interroga la differenza fra vero e verosimile, che allo stesso tempo risiede nei materiali, dentro la costruzione.

Per l’intero complesso architettonico questo ha significato la conservazione in primo luogo della struttura in cemento armato e dell’edificio nella sua integrità, anche con le trasformazioni imposte dall’uso e dalle circostanze, aggiungendo nuovi spazi solo là dove ora é possibile.

Per il nuovo rivestimento vetrato questo ha significato una paziente e attenta campionatura per individuare il grado di imitazione dell’originale con nuovi materiali alla ricerca del necessario aspetto sensibile, per evocare gli effetti della facciata originale, in assenza della materia plastica isolante da attraversare. Un gioco animato dalla luce, predisposto dalle stratigrafie e dalle caratteristiche dei vetri, da bilanciare attentamente fra i materiali per ottenere una effettiva possibilità di riflessione, rifrazione e opalescenza costantemente vario, molteplice multiforme.

L’involucro di ferro e vetro originale era una orditura di carpenteria metallica composta di profili aperti saldati che reggevano pannelli composti all’origine da due lastre traslucide di vetro rigato a prismi rivolti all’interno, resi isolanti da un foglio di polistirolo interposto. Il rivestimento trasparente della cella, furiosamente demolito da un attentato, fu sostituito nel 1979 dagli stessi autori con una lastra di vetro retinato e una di policarbonato alveolare con interposto un sottile materassino poliuretanico che si è talmente degradato nel tempo da divenire inadeguato all’uso dell’edificio e da non consentire altro che un’attenta sostituzione.

Il progetto della nuova facciata ha comportato un lungo lavoro di campionamento per l’individuazione attenta del grado di imitazione, alla ricerca dell’aspetto necessario ad evocare il gioco della luce riflessa e rifratta dalla facciata originale, che si doveva attentamente bilanciare fra la effettiva possibilità materiale dell’effetto opalescente predisposto per i nuovi pannelli vetrati, l’assenza della materia dell’isolante da attraversare.

Al rivestimento è affidata la qualità di isolamento termico e di protezione dall’irraggiamento. È un pannello basato sulla tecnologia dei filtri basso-emissivi, composto dalla giustapposizione di camere e dalla sommatoria degli strati e trattamenti superficiali dei vetri, varie volte campionato e testato successivamente, alla fine prodotto e posato in opera. Ai trattamenti delle superfici mediante rigatura acidata, colorazione e superficie corrugata interna è affidata invece una possibile riproduzione dell’aspetto originale e delle sensazioni percepibili, o perlomeno della sua idea perseguita nelle successive costruzioni, sostituendo alla verità materiale dell’originale distrutto la copia verosimile della sua immagine e della sua qualità opalescente. La struttura della parete di progetto é stata fornita in accaio inox pallinato (shot peening).

Oltre alla sostituzione della facciata e all’aggiunta di coibentazioni ove possibile, ovvero sulla copertura, nei nuovi vespai e nei muri contro terra, sono stati ricostruiti e implementati gli impianti di riscaldamento, sia ad aria che di tipo radiante, l’illuminazione gestita con tecnologie domotiche e senza fili, senza alterare le caratteristiche di un edificio in cui pavimento e soffitto non sono di fatto collegati, se non nei quattro appoggi colonnati.

Giulio Barazzetta + SBG architetti

 

INFORMAZIONI

luogo: Baranzate (Mi)
committente: Parrocchia di Nostra Signora della Misericordia
direzione di progetto e assistenza:
Giorgio Corbetta, Giovanni Maggi, Arcidiocesi di Milano

supervisione:
Bruno Morassutti , Angelo Mangiarotti, Aldo Favini

progetto architettonico:
Giulio Barazzetta capogruppo SBG architetti

direzione lavori:
Sergio Gianoli SBG architetti

Le immagini sono per gentile concessione di Giulio Barazzetta + SBG architetti.