In tutte le nostre cittadine dell’entroterra ci sono chiese simili all’antica chiesa di San Pedro di Durazno: una facciata vagamente romanica con pinnacolo ‘alla Montmartre’, affacciantesi su una piazza circondata da case piuttosto modeste, di un piano solo… All’incendiarsi delle capriate lignee del tetto nel ’67, la navata centrale collassò e si danneggiarono gravemente le navate laterali; mi fu allora chiesto di occuparmi del recupero dell’edificio, rimediando i danni delle navate laterali e ricostruendo la navata centrale. […]
La soluzione adottata mi venne suggerita dal prospetto principale e dall’atrio d’accesso, nei quali si rendeva palese la pianta basilicale dell’interno, e la soluzione strutturale usata, la soletta piegata, da altre esperienze già fatte all’epoca […]. Con la scelta d’inclinare tutte le pareti, cercai d’enfatizzare gli effetti della prospettiva, risultato che mi sembra d’aver conseguito: all’interno la chiesa sembra molto ampia sebbene le sue dimensioni reali siano modeste, e lo spazio teso verso l’alto e sereno produce una sensazione di calma e maestosità’.

Eladio Dieste**, ‘Escritos sobre arquitectura’, IRRUPCIONES

Può sembrare una considerazione azzardata, o quantomeno audace, ma a nostro parere la disgrazia dell’incendio che portò alla distruzione di buona parte del fabbricato dell’antica chiesa parrocchiale di Durazno, nell’entroterra uruguaiano, é da considerarsi al tempo stesso come una circostanza fortunata: la triste occasione permise al celebre architetto sudamericano di dare prova nuovamente della propria eccezionale capacità di costruttore e la piccola comunità ne ebbe in cambio una cattedrale degna di tale nome. La facciata d’ingresso della chiesa di San Pedro* si confonde ancora oggi con gli edifici limitrofi, in uno dei prospetti anonimi della principale piazza cittadina, e ne risulta intatto il carattere vagamente neo-romanico francese: l’intervento moderno non ne ha alterato le forme, così come per l’atrio retrostante.
É solamente varcata la soglia della chiesa originale, che dal nartece introduce alle navate laterali, passando per una delle porte laterali, o alla navata principale passando per il grande portone centrale, che ci é svelato finalmente l’intervento moderno, in tutta la sua grandezza scenografica, messa in atto a impreziosirne l’architettura.
Sembra che Dieste si sia concentrato dal principio sul percorso d’accesso, sull’atto di varcare quella soglia: ciò che si cela all’interno appare in aperto contrasto formale con l’antico; un volume spoglio, epurato, privo di ogni sorta di ornamento e suppellettile, e al tempo stesso maestoso, nobile, scenografico appunto e magistralmente controllato dalla tecnica costruttiva.
La nuova chiesa di Durazno si descrive in una riga: pianta longitudinale a tre navate di cui la centrale, absidata, ospita l’altare, la sezione basilicale é disegnata dall’elemento strutturale – una soletta piegata in laterizio armato – che da parete diviene copertura, sulle navate laterali, più basse, e nuovamente parete nella navata centrale, assai più alta; la copertura si posa su di esse, lasciando penetrare la luce.
Una semplicità e una sobrietà disarmanti, con la sola eccezione del rosone esagonale che, bucando la parete in comune col nartece, funge da presa di luce all’ingresso, in contrappunto alla luce in dégradé che, proveniente dall’apertura alta sull’abside, ‘inonda’ letteralmente l’altare; un volume fatto esclusivamente di spazio e di luce. Non si può certamente dire altrettanto di ciò che resta del volume originale, che ci riporta bruscamente alla realtà polverosa e di reminiscenza coloniale dell’entroterra uruguaiano.
Seguendo quindi la pista fiutata e addentrandosi negli scritti che accompagnano il lavoro dell’architetto, troviamo forse la motivazione profonda di tale contrasto, che sembra dirci di più non solo dell’attività professionale di Dieste architetto, ma anche della sua postura come uomo e cittadino.
É in una frase estratta dai suoi scritti che l’architetto confessa:
ricordo di aver assistito con gente del campo, molto umile, al momento in cui si libera dai puntelli una struttura molto complessa e audace. non era importante per la dimensione né per il costo, però si avvertiva la tensione dello sforzo che la rendeva possibile. […] si distingueva molto bene in essa la differenza che esiste tra ciò che è importante per dimensione o per costo e ciò che ci tocca nel profondo perché si esprime senza che sia palese lo sforzo che lo ha reso possibile. ho sentito allora chiaramente, una volta di più, che una cosa per arrivare davvero alla gente semplice debba possedere una leggerezza, una facilità misteriosa, una semplicità somma, qualcosa di proprio alla danza, senza sforzo né fatica.’

Viene da pensare che al momento di cimentarsi nel progetto, o forse già durante il primo sopralluogo, Dieste abbia sentito la necessità di arricchire l’umile comunità di Durazno, elevandola attraverso la ricostruzione sublime della sezione basilicale, nella quale appunto la comunità si incontra settimanalmente e dove possa trovare pace grazie allo spazio architettonico, maestoso e sereno, prima ancora del riconforto liturgico.

Emanuele F Moro e Pauline Chauvet

 

*La chiesa di San Pedro a Durazno, costruita nel XIX sec,  fu ridisegnata e realizzata tra il 1969 e il 1971  da Eladio Dieste dopo l’incendiò del 1967, che  risparmiò solo la facciata e il portico di ingresso.

**Eladio Dieste ( 1917-2000)  è stato un ingegnere e architetto uruguaiano. Le sue opere che  fanno di lui uno dei pilastri della architettura italo americana , raggiungevano un’efficienza strutturale evitando il cemento armato adattandosi ai materiali , alle tradizioni  ed al clima uruguayano.


Fotografie e testo a cura di © argentiqueamerique