Giancarlo Santi, presbitero della diocesi di Milano, licenziato in teologia e laureato in architettura, ha attraversato gli anni del dopo Concilio ricoprendo ruoli di primo piano, prima nella grande diocesi ambrosiana e poi alla guida dell’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali della Conferenza Episcopale Italiana.

Rappresentante della Chiesa e formato nella disciplina dell’architettura, consapevole del  tanto difficile quanto ineludibile compito che vede la Chiesa impegnata anche sul versante della qualità dell’architettura, in questi anni di meritato riposo ha ripetutamente preso la penna in mano: è autore quanto mai prolifico di saggi, soprattutto per la casa editrice dell’Università Cattolica, sui temi che riguardano l’architettura ecclesiale e i Beni Culturali della Chiesa.

Ritengo sia importante che un uomo della sua esperienza lasci memoria di una stagione vissuta in trincea e in particolare merita attenzione questa pubblicazione che si riferisce al rinnovamento liturgico delle chiese in Italia dopo il Vaticano II.

La pubblicazione riunisce infatti alcuni testi già pubblicati in precedenza, ma ha il pregio di accorparli per cui, nel suo insieme, fornisce uno sguardo a trecentosessanta gradi su un territorio in continua e lenta evoluzione, quello della vasta e quantomai delicata opera di riforma delle chiese in fedeltà alla riforma giovannea della Chiesa.

L’autore non si nasconde, denuncia sia le asperità del percorso intrapreso ma anche le grandi debolezze del sistema. Una strada, quella che porta al pieno recepimento del dettato conciliare, ancora tutta da percorrere con tempi che non saranno di certo brevi.

Ci rammenta come l’adeguamento delle chiese per essere incisivo deve necessariamente essere inserito entro la cornice del vasto progetto culturale intrapreso dalla Chiesa italiana.

Ci mostra come, in quanto sinora realizzato, il comune denominatore sia la varietà delle proposte. Non si sottrae all’analisi di alcuni casi particolari, da quelli eclatanti, in primis quello della basilica vaticana di san Pietro, sino ai casi dell’adeguamento delle chiese della diocesi di Susa (l’unica ricerca condotta sinora su un intero territorio diocesano).

L’analisi è preceduta da una doviziosa rilettura critica della Nota Pastorale ACRL.

Questo primo capitolo merita una particolare attenzione – concordando con l’autore su quanto afferma nel paragrafo “i punti nevralgici” – relativamente sopratutto allo stato della conoscenza circa il rapporto tra architettura e liturgia. Scrive:

La mancanza di un approfondimento conoscitivo circa tale rapporto, presupposto ma non elaborato criticamente, ha condizionato negativamente il lavoro di adeguamento negli anni trascorsi. L’avvio di tale ricerca in sede storica e in sede teoretica – che, se è vero quanto appena affermato, va promossa con la massima urgenza – costituisce una scelta prioritaria rispetto alla ripresa del lavoro di adeguamento. 

Don Giancarlo è assolutamente consapevole che si tratta di un punto nodale e ben fa a richiamare l’urgenza di un lavoro che necessita di un approfondimento. Una ricerca da portare avanti con la mente sgombra da sovrastrutture e prese di posizione aprioristiche, partendo proprio dall’analisi di quello che la storia ci ha consegnato nel lontano e recente passato. Ciò consentirà di osare ancora, consapevolmente, evitando le scorciatoie, per produrre interventi carichi di senso.


 

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Il rinnovamento liturgico delle chiese in Italia dopo il Vaticano II. Linee guida, realizzazione e progetti.

a cura di Giancarlo Santi

Vita e Pensiero, Milano, 2016

ISBN 9788834331934