Analizzare un sito con il fine di promuoverne l’inserimento nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità significa rintracciare in esso caratteri di unicità ed universalità tali da renderlo un’eredità da trasmettere inalterata alle generazioni future.

L’UNESCO nasce, infatti, con l’obiettivo di incoraggiare e sostenere la cooperazione degli Stati nella difesa dei patrimoni di eccezionale valore universale. Attraverso la Convenzione sulla protezione del Patrimonio Mondiale, culturale e naturale del 1972, essa sprona i Paesi membri ad individuare e tutelare il proprio patrimonio nazionale, alla cui salvaguardia è tenuta a partecipare l’intera comunità internazionale.

Eremi e luoghi sacri costituenti la rete territoriale individuata ai fini della candidatura UNESCO

La ricerca che qui si presenta, sviluppata all’interno di un’iniziativa patrocinata dalle Amministrazioni Provinciali di Chieti, L’Aquila e Pescara, dalle Diocesi di Chieti – Vasto e Sulmona – Valva, dalla Direzione Regionale dei Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo e dall’associazione Roccacaramanico, propone un’indagine sugli eremi ed i luoghi di culto della Majella e del vicino massiccio del Morrone, finalizzata alla candidatura come Patrimonio dell’Umanità. Il paesaggio culturale presentato è costituito da ben trentasei edifici sacri in cui l’architettura diventa parte della natura ed in essa si fonde dando origine ad un insieme organico, dove è difficile distinguere l’opera dell’ uomo da quella della natura.

E’ bene notare che, dato il prestigio e la protezione di cui godono i siti UNESCO, la candidatura per l’inserimento nella World Heritage List risulta un processo altamente complesso e selettivo, che consta di un riconoscimento nazionale e della successiva proposta internazionale da parte dello Stato di appartenenza del bene.

Redigere, dunque, tale documentazione significa affrontare uno studio che evidenzi le caratteristiche che rendono il bene unico o di eccezionale valore universale, con particolare attenzione ai criteri definiti nelle Linee Guida per l’applicazione della Convenzione.

Il sito degli eremi e dei luoghi di culto della Majella e del Morrone, rappresenta un unicum di straordinaria bellezza costituito da natura, pietra e ricerca spirituale. Elementi, questi, che sin dal V secolo indussero eremiti ed anacoreti a vivere il proprio ritiro spirituale all’interno di dimore sacre, realizzate in luoghi impervi ed isolati secondo il modello della Tebaide.

Il valore universale di questa unione di elementi risiede nell’eccezionale concentrazione geografica, nell’unicità del rapporto tra architettura e natura, nello splendore del contesto naturalistico e nella passata presenza in quei luoghi di una delle personalità più influenti del Medioevo, Celestino V.

Tipologia edilizia totalmente in grotta: Eremo di San Michele a Pescocostanzo
Tipologia edilizia totalmente in grotta: Eremo di San Michele a Pescocostanzo

Dallo studio degli eremi e luoghi di culto posti sulla Majella e sul Morrone sono emerse tre tipologie edilizie alle quali sono riconducibili i trentasei beni individuati. Gli eremi totalmente in grotta, gli eremi parzialmente in grotta e gli eremi in superficie.

I primi sono luoghi di ritiro spirituale realizzati all’interno di grotte e scavi naturali preesistenti nelle valli o sui fianchi della montagna, alle quali i monaci addossavano muri di chiusura.

La  tipologia degli eremi parzialmente in grotta, invece, è la più esemplificativa del rapporto tra natura ed architettura. In essi le pareti e le coperture risultano in parte costituite da ripari naturali ed in parte da elementi costruttivi aggiunti dall’uomo.

Tipologia edilizia parzialmente in grotta: Eremo di San Bartolomeo in Legio
Tipologia edilizia parzialmente in grotta: Eremo di San Bartolomeo in Legio

Alla grotta venivano infatti accostate e ammorsate le pareti verticali e, ove necessario, le coperture. In questo modo gli ambienti interni risultavano definiti dalla sapiente connessione di elementi naturali ed architettonici.

Alla tipologia degli eremi “in superficie”, infine, appartengono piccole chiese o singole celle,  realizzate in particolari posizioni isolate sulla montagna. Tale tipologia infatti non sfrutta sgrottamenti naturali già esistenti, ma bensì l’aridità delle vette appenniniche che, risultando difficili da raggiungere, assicuravano un adeguato isolamento ai monaci.

Nella tesi proposta sono stati analizzati l’eremo di San Michele a Pescocostanzo, totalmente in grotta, il più noto eremo di San Bartolomeo in Legio, esempio di luogo di culto realizzato parzialmente in grotta, ed infine l’eremo di Santa Croce al Morrone, piccola cella eremitica posta a 1379 m.s.l.m.

Tipologia edilizia in superficie: Eremo di Santa Croce al Morrone
Tipologia edilizia in superficie: Eremo di Santa Croce al Morrone

Tale analisi, attraverso rilievi, studi planimetrici, spaziali e materici, ha costituito la base per l’individuazione degli interventi proposti per assicurare la tutela e la salvaguardia dei beni costituenti la rete degli eremi e luoghi di culto presentata.

Infatti l’iscrizione di un sito nella World Heritage List sancisce il valore universale di un bene per l’intera umanità, ma costituisce anche un atto volto a garantirne la tutela futura. A tal fine -l’UNESCO richiede il rispetto di determinati requisiti e la redazione di un piano di gestione che assicuri un’adeguata tutela e salvaguardia del bene, attraverso l’adozione di strumenti di tipo legale, amministrativo e tecnico operativo.

Eremo di Santo Spirito a Majella
Eremo di Santo Spirito a Majella

Senza perdere di vista la forza dell’unione tra natura ed architettura, né tantomeno quella dettata dalla grande concentrazione geografica, la Commissione ristretta per il riconoscimento degli eremi come Patrimonio dell’Umanità, ha stabilito di accentrare l’attenzione sugli eremi abitati da Celestino V, ossia l’eremo di Santo Spirito a Majella, San Bartolomeo in Legio, San Giovanni all’Orfento, Sant’Onofrio e Santa Croce sul Morrone.

La tesi, pertanto, scheda ed analizza i suddetti eremi ed il paesaggio naturale di cui sono parte, riportando per ogni manufatto edilizio le informazioni relative alla localizzazione amministrativa geografica, le notizie storiche, lo studio distributivo dell’impianto di ogni eremo, la tipologia di materiali da costruzione utilizzati e le eventuali decorazioni presenti, l’appartenenza alle categorie tipologiche, la relazione tra manufatto edilizio ed ambiente naturale, lo stato di conservazione del luogo di culto e gli interventi previsti per la conservazione di quest’ultimo.

Eremo di San Bartolomeo in Legio
Eremo di San Bartolomeo in Legio

Le analisi affrontate non mirano esclusivamente alla dimostrazione del valore intrinseco del bene in sé, ma propongono una lettura più ampia, che consideri la relazione del bene con la storia dell’umanità e con il territorio in cui si cala, l’individuazione dei criteri stabiliti nella Convenzione, e la programmazione del piano di gestione.

Difatti, dallo studio di alcuni tra i più interessanti e comparabili pianigià approvati dalla commissione UNESCO, si propone un Piano di gestione per il “Paesaggio degli eremi e luoghi di culto della Majella” suddiviso in quattro livelli progettuali identificati nel progetto delle conoscenze, progetto della tutela e della conservazione, nel progetto della valorizzazione culturale ed infine nel progetto di monitoraggio.

Eremo di San Giovanni all'Orfento
Eremo di San Giovanni all’Orfento

Il lavoro di tesi tende ad approfondire i primi due, con particolare attenzione alla conservazione e manutenzione architettonica degli edifici sacri, con il fine di delineare, anche attraverso l’approfondimento di alcuni casi studio, le linee guida d’intervento sui beni posti in evidenza.

L’obiettivo è quello di organizzare le future operazioni di conservazione e manutenzione dei trentasei eremi individuati e garantire interventi coordinati sulla rete territoriale proposta.

Attraverso indagini dirette, che hanno permesso di leggere con attenzione lo stato di conservazione e le tecniche costruttive impiegate per la realizzazione di edifici e sentieri, sono stati catalogati gli interventi necessari a garantire la trasmissione del bene alle future generazioni, credendo che il passato non sia un limite, ma una risorsa da apprendere, rispettare e tramandare.

Eremo di Sant'Onofrio al Morrone
Eremo di Sant’Onofrio al Morrone

Le soluzioni adottate mirano in primo luogo a ridurre al minimo le cause dei fenomeni di degrado che interessano le murature, le coperture, le aperture, gli intonaci, le scale e l’umidità, ricorrendo a tecniche tradizionali o sostenibili, nell’ottica di una fruizione controllata e consapevole della vetustà e della sacralità dei luoghi. Inoltre per gli eremi allo stato di rudere è prevista una manutenzione controllata volta ad arginare le situazioni più gravi ed a permettere la possibilità di fruizione, nel rispetto dell’autenticità del costruito e dell’ambiente.

Oltre alla programmazione degli interventi che riguardano strettamente il manufatto edilizio, sono state individuate e programmate le operazioni di manutenzione e riqualificazione dell’intera rete sentieristica, elemento che assume un ruolo indispensabile e determinante per il bene proposto.

Eremo di Santa Croce al Morrone
Eremo di Santa Croce al Morrone

Il lavoro di tesi, svolto all’interno di una concreta iniziativa volta alla valorizzazione del complesso montuoso Majella – Morrone e delle risorse identitarie intrinseche in esso, sottolinea come credere e sviluppare un progetto di tutela e di valorizzazione di un particolare bene culturale, naturale o paesaggistico, rappresenti oggi un mezzo indispensabile per la sopravvivenza del patrimonio materiale ed immateriale presente sul territorio regionale.

Arch. Serena Ciampa

 

Università degli studi “G. D’Annunzio” Chieti – Pescara

Dipartimento di Architettura

Tesi di laurea specialistica in Architettura

Relatore: Prof. Arch. Claudio Varagnoli

Correlatori: E. Micati, L. Di Biase

Bibliografia:

-Micati,E. (1990), Eremi e luoghi di culto rupestri della Majella e del Morrone, Pescara, Carsa

– Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, UNESCO (1972), Recupero e protezione di beni culturali – ecologia convenzione riguardante la protezione sul piano mondiale del Patrimonio culturale e naturale.

– Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, UNESCO, La candidatura per diventare sito Patrimonio dell’Umanità

– Ministero per i beni e le attivita’ culturali (2005), Progetto di definizione di un modello per la realizzazione dei Piani di Gestione dei siti UNESCO – Versione finale

– Ministero per i beni e le attivita’ culturali, Commissione Nazionale Siti UNESCO e Sistemi Turistici Locali (2004), ll modello del piano di gestione dei Beni Culturali iscritti alla lista del Patrimonio dell’Umanità – Linee Guida.

– Varagnoli C. (2009), La costruzione tradizionale in Abruzzo. Fonti materiali e tecniche costruttive dalla fine del Medioevo all’Ottocento , Gangemi

-Trottmann N., Hadorn C., Langhart P., Wanderwege B. (2009), Costruzione e manutenzione di sentieri escursionistici _ Manuale, Ufficio federale delle strade (USTRA) Sentieri Svizzeri

– Cangi G. (2005), Manuale del recupero strutturale e antisismico , Dei

– Musso S., Giovanna F. , (2000), Guida alla manutenzione e al recupero dell’edilizia e dei manufatti rurali, Marsilio

– Giuffré A. (1993), Sicurezza e conservazione dei centri storici. Il caso Ortigia, Laterza, Bari