La prima giornata di eventi culturali inseriti all’interno della cornice di Devotio hanno avuto inizio con un incontro introduttivo sui cinque sensi nella liturgia, tema scelto dal comitato scientifico della manifestazione per questo primo anno di attività.

Si è parlato di sensi e di simboli dello spazio liturgico con l’architetto Claudia Manenti, ricordando l’importanza della relazione, elemento identitario dell’uomo, creata sul modello della Relazione trinitaria. É stato preso in esame il rapporto dell’esperienza sensoriale rispetto alla liturgia nel mondo contemporaneo, richiamandone il valore fondante.

Il ruolo dei cinque sensi, in rapporto a Liturgia celeste e liturgia terrena, è stato approfondito dal teologo Andrea Grillo. Il relatore si è soffermato sui sensi intesi come i “media” dell’azione rituale, che introducono l’uomo nel rapporto con Cristo e con la Chiesa: essi sono  sia “azioni”  che “passioni”. Ha proseguito descrivendo ognuno dei cinque sensi rispetto alle azioni rituali cristiane, prima di passare ad affrontare un secondo tema, quello del corpo e dello spirito nella Liturgia. Ha parlato di come l’eucarestia trova se stessa solo introducendo corporalmente alle logiche dello spirito, richiedendo l’attivazione di tutti quei linguaggi che sono esperienze di trasfigurazione spirituale del corpo.

Massimiliano Rabbi ha chiuso gli interventi della mattina affrontando il tema della Liturgia e della disabilità.

Rabbi ha descritto l’esperienza maturata con persone in situazioni di disabilità constatando la loro capacità di vivere la celebrazione  con una partecipazione attiva che coinvolge tutto il corpo e che rende viva la liturgia. Ha aggiunto, che proprio in casi come questi spesso si colgono i valori supremi della vita nella consapevolezza che tutti abbiamo bisogno di relazioni.

Nel pomeriggio l’architetto Della Longa, ha preso in esame un senso, la vista, affrontando in più sessioni il tema della luce e liturgia.

Nella chiesa, ha spiegato, la luce non solo “serve” la liturgia ma assume significato simbolico ed è perciò materia primaria di progetto dell’habitat liturgico.

É stata proposta una riflessione su ciò che é stato e su ciò che oggi, con le tecnologie di cui disponiamo, può essere concepito e realizzato in termini di luce. Ha parlato della materia impalpabile della luce, artificiale e naturale e quanto sia importante procedere con scelte consapevoli nel rispetto dell’azione liturgica.

Ha indicato quale sia l’approccio corretto al tema, ossia essere trattato come progetto culturale prima che solo funzionale.

Barbara Fiorini