Nelle splendide Langhe piemontesi, in una delle zone di maggiore produzione di Barolo DOCG, la Cappella della Madonna delle Grazie, conosciuta come Cappella delle Brunate o Cappella del Barolo, costruita nel 1914 in prossimità di un santuario esistente, nasce come luogo di preghiera e di riparo per gli agricoltori che lavoravano nei vigneti circostanti. Se l’esterno è molto semplice, denunciando una struttura ad aula unica terminante con un’abside semicircolare, l’interno non riservava particolari sorprese, con i suoi affreschi privi di interesse di un artista locale.
Nell’intento di potenziare gli aspetti simbolici dell’architettura, la famiglia Ceretto acquista nel 1976 l’edificio insieme ad alcuni ettari di vigneti, si rivolge all’artista inglese David Tremlett, che coinvolge a sua volta il suo amico americano Sol LeWitt, in modo che se il primo si occupa dell’interno, il secondo interviene invece sugli esterni. Se Tremlett si propone di creare qualcosa che favorisca alle persone di trascorrere una giornata piacevole, sedendosi, bevendo un bicchiere di vino, leggendo un libro, parlando o pregando, Sol LeWitt, con i suoi esterni ricoperti da colori brillanti, vuole captare l’attenzione, attirare lo sguardo.  Grazie agli interventi dei due artisti, la piccola architettura, che si staglia in maniera inconfondibile nel verde e ondeggiante paesaggio piemontese, si presenta trasfigurata, creando un estraniante rapporto dialettico con l’ambiente. I colori gioiosi e vivaci si mescolano con quelli della natura, in modo che la cappella diventa il perno visivo dello spazio circostante.


Le foto sono per gentile concessione di Ceretto Aziende Vitivinicole.  ©Tutti i Diritti Riservati. Fotografie di Stefania Spadoni, Maki Galimberti e Tino Gerbaldo.


In un accostamento tra colori primari e complementari (blu, giallo, rosso, verde, viola), l’esterno prende vita nel gioco di forme ad andamento concavo e convesso nelle facciate laterali, nelle specchiature della facciata, che seguono il disegno geometrico delle lesene dell’architettura. Ci sentiamo immersi in una festa cromatica che gioca con l’azzurro del cielo, con la nebbia autunnale o con la neve invernale… Lo spettatore è invitato a circolare attorno all’edificio, come se fosse invitato a comprendere la logica combinatoria delle cromie calde e serene. Una croce gialla in una parete laterale denuncia la destinazione della cappella. L’edificio appare così trasfigurato, suggerendo che in quel luogo, in quegli spazi ci si può ritrovare nel tempo della gioia, della condivisione. Semplice gioco? Forse. Tuttavia, non è forse il gioco, unendo il rigore delle sue regole e la libera gratuità del tempo in cui si gioca, a costituire una dimensione più importante della vita? Anche nell’interno sono messe in atto affini caratteristiche percettive.

L’architettura dipinta e le vetrate colorate appaiono realizzate nel desiderio di creare uno spazio di pace, di semplicità e di ospitalità. I colori del giallo, dell’azzurro, del rosso, degli ocra, accostati gli uni agli altri, si accendono e s’infiammano, dando vita a un contrappunto cromatico, come evocando una gioiosa danza di suoni. Le forme sono separate nell’aula da una linea bianca che crea una trama, una rete concepita nel desiderio di tessere inedite relazioni, connessioni segrete. Lo spazio della cappella si trasforma in luogo dell’accoglienza, della fraternità, potenziando in questo modo la destinazione originaria dell’edificio.
È questo un bellissimo intervento su di un edificio pre-esistente, divenuto oggi luogo simbolico delle Langhe stesse, grazie a una inedita armonia tra natura e cultura.

Andrea Dall’Asta

 


Le foto sono per gentile concessione di Ceretto Aziende Vitivinicole.  ©Tutti i Diritti Riservati. Fotografie di Stefania Spadoni, Maki Galimberti e Tino Gerbaldo.