La piccola cappella di La Calera ha la forma essenziale di un prisma rettangolare finalizzata a minimizzare l’impatto su un incantevole paesaggio montano; una geometria elementare che si mimetizza nel paesaggio cercando di modificarlo al minimo. A sua volta, la purezza del volume rappresenta l’armonia, l’essenziale e la sua semplicità si vela di una presenza austera che valorizza il silenzio, il vento e la luce.

La cappella ha il carattere di uno spazio mutevole, che permette di spostarsi da un’aula chiusa per trenta persone ad un’area aperta, dove l’edificio, attraverso una disposizione trasversale, diventa un altare con capacità di ospitare su un leggero pendio un gran numero di fedeli.

Questa possibilità è coerente con l’obiettivo di un’architettura che, sebbene privata, ha una funzione pubblica e democratica in un paese pieno di contrasti.

L’aprire e il chiudere mediante lo spostamento di un volume, in cui l’interno si adatta all’esterno, assume in sé un valore simbolico speciale, un evento vicino al mito. Questa relazione tra un volume statico e un volume in movimento rappresenta la porta, «il luogo del passaggio tra due stati, tra due mondi, tra il conosciuto e l’ignoto, tra luce e oscurità, tra abbondanza e semplicità. La porta si apre ad un mistero. Ma ha un valore dinamico e psicologico; perché non solo indica un passaggio, ma invita ad attraversarlo». (dal Dizionario dei Simboli, Jean Chevalier e Alain Gheerbrant)



Per gentile concessione dello studio Daniel Bonilla. Fotografie di Alberto Fonseca, Andrés Tellez, Natalia Borda.



Questo cambio di messa a fuoco, scala e prospettiva a forma di croce, fa sì che il significato dei vari elementi varino: lo spazio dell’altare si trasforma in spazio per il coro, la navata principale si trasforma in navata laterale e il tabernacolo diventa parte del paesaggio. Per rendere possibile tutto ciò, il posizionamento dell’edificio è stato scrupolosamente studiato.

I materiali, fondendosi con l’ambiente naturale, seguono  questi stessi principi essenziali. In tal modo le strutture rigide sono statiche come le pietre, mentre il corpo mobile in acciaio, vetro e legno, formano un disegno intrecciato come un tessuto o un velo. Uno specchio d’acqua, che riflette uno dei lati della cappella diluendone la massa nel paesaggio, deforma il volume e dissolve la sua densità.

Daniel Bonilla, Architetto



sezione

prospetto laterale

pianta

Dati tecnici

CAPPELLA PORZIUNCOLA MIRACOLOSA

La Calera, Colombia

Progettazione architettonica: architetto Daniel Bonilla

Proprietario: Familia Durán Gómez

Project Manager: Akira Kita

Collaboratore: Ana Lucia Cano Studente

Progettazione strutturale: Ing. Joaquín Fidalgo

Consulente geologia: Ing. Aquiles Arrieta

Costruttore: Arq. Jaime Pizarro

Costruzione: 2003-2004