Le esigenze del programma

Era richiesto di elaborare un progetto per un edificio destinato al culto cattolico, tipo cappella o eremo dedicato a San Giovanni Battista. Il tempio, secondo le esigenze della proprietà, doveva avere una capacità per circa quaranta persone e una frequenza di celebrazione liturgica settimanale. Era richiesto un edificio che ottimizzasse le limitate risorse disponibili, anche in considerazione della crisi economica in atto.

Descrizione dell’edificio

L’edificio proposto si adatta alla forma del terreno e come risultato di questo adattamento si ottiene geometricamente un triangolo irregolare o scaleno. Pertanto, la cappella si presenta planimetricamente come unico volume di forma triangolare, con accesso dal lato opposto dell’angolo acuto. In questo modo, avvicinandosi all’altare (dal latino altus, “elevazione”), che costituisce l’elemento principale del tempio, lo spazio si restringe a terra e cresce in altezza.

All’ingresso si trova il fonte battesimale, libero da banchi e preparato per la celebrazione di questo sacramento. Questo spazio può ospitare anche le persone in piedi durante le celebrazioni che richiamano una maggiore presenza di fedeli. Proseguendo, si trova l’assemblea, composta da quattro banchi monolitici accostati alla parete dell’Evangelo. Il presbiterio si erge su una piattaforma a due livelli ed è illuminato naturalmente e lateralmente attraverso una fessura risultante dalla posizione sfalsata della parete dell’Epistola. Su questa parete è presente una Via Crucis, composta da quattordici croci ricavate nel calcestruzzo. Sull’asse del presbiterio, in posizione dominante, è situato l’altare e alla sua sinistra, a un livello più basso, l’ambone. Il tabernacolo è disposto sul fondo, allineato con l’altare e incastonato in una fessura che, come una croce scolpita nel calcestruzzo, si eleva verticalmente. Qui si produce un efficace ingresso di luce zenitale che qualifica lo spazio risultante.

Per quanto riguarda i materiali, la costruzione risulta di grande austerità, la semplicità dei materiali impiegati e l’uso di risorse come l’illuminazione naturale, danno all’edificio un carattere ascetico e di ricerca dell’essenziale.

Seguendo questo obiettivo, il calcestruzzo a vista, in contrasto con l’intonaco grezzo alla “tiroliana” (lavorato con pietre vulcaniche schiacciate dell’isola), unitamente all’interazione con la luce, costituisce la materialità del progetto. Pertanto, è stato usato calcestruzzo levigato per il pavimento della navata, calcestruzzo lavato per il volume del presbiterio e calcestruzzo bocciardato sullo sfondo dell’altare (o pala d’altare) e della parete dell’Epistola; Il calcestruzzo bocciardato sarà più leggero su parti che compongono l’altare e l’ambone. La porta è costituita da una struttura in acciaio, nascosta sotto fogli dello stesso materiale, con una grande maniglia crociforme in acciaio all’esterno e pannelli di legno riciclati all’interno.

Architettura del sacro

Il triangolo è un poligono definito da tre vertici, i quali nella tradizione cristiana simboleggiano il Mistero della Santissima Trinità – un Dio in tre persone. Ognuno dei vertici è parte del triangolo, che rappresenta il mistero di Dio stesso: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Così il triangolo diventa filo conduttore del progetto. L’altare è posto nell’angolo più acuto del triangolo e la sua bisettrice costituisce l’asse principale del tempio. Questo asse ripercorre le principali tappe della vita di un cristiano: partendo dal battesimo, poi diventando parte dell’assemblea, culminano nella comunione del banchetto celeste. Così fonte battesimale, altare, tabernacolo e croce sono allineati, come metafora della linea della vita.

La vita di San Giovanni Battista, titolare della cappella, fu esempio di sobrietà e di austerità. Giovanni è ritratto come figura ascetica, Gesù lo contrappone a coloro che “sono nei palazzi reali” e “indossano abiti pregiati”. Lo stile di Giovanni Battista dovrebbe esortare tutti i cristiani a scegliere la sobrietà come stile di vita. Così come Giovanni si definisce “la voce che grida nel deserto”, questo eremo, che porta il suo nome, grida contro gli eccessi del passato ed è precursore di un nuovo fare, testimonianza che una nuova arte sacra è possibile.

L’austerità non è stata solo una convinzione morale di progetto, ma anche una necessità. Sono stati usati solo materiali trovati sull’isola: non c’è oro, ma luce; non c’è marmo, ma calcestruzzo; non ci sono decorazioni di gesso, ma gesso lavorato alla “tiroliana”; non ci sono lampadari di cristallo, ma quando scende la sera, le lampadine ci illuminano allo stesso modo.

Alejandro Beautell, architetto





Località: La Frontera, El Hierro, Tenerife, Isole Canarie, Spagna.

Architetto: Alejandro Beautell

www.beautellarquitectos.com

Promotore: Vescovato di Tenerife.

Collaboratori: Jorge Díaz|architetto, Eloy Fernández|geometra, Efraín Pintos|fotografo

Costruttore: Construcciones Expósito

Fine lavori: giugno 2013

Spesa: 45.000 €

Superficie costruita: 77,15 m²