Dal 2015 l’Abbazia di Praglia e l’Università degli Studi di Padova hanno avviato un rapporto di collaborazione al fine di favorire la conoscenza del paesaggio monastico e in particolare del sistema benedettino di progettazione e cura del territorio, basato sulla peculiare impostazione della vita comunitaria indicata dalla Regola di san Benedetto e in generale da tutto il pensiero monastico da essa ispirato. Da tale collaborazione ha preso l’avvio Armonie Composte un ciclo di seminari a cadenza annuale, coordinato da Elena Svalduz e Gianmario Guidarelli, il cui primo appuntamento, Il paesaggio costruito, il paesaggio nell’arte si è tenuto lo scorso anno.

Cogliendo gli stimolanti interrogativi emersi in quella sede, questo secondo incontro affronterà il tema della “periferia”, come il luogo del margine della città.

I monasteri, che nel corso della storia scelgono di situarsi discosti dal centro della città – per essere limitrofi e appartati, ma in rapporto dialettico con essa e con il mondo – hanno contribuito al processo di costruzione di paesaggi di periferia ricchi di valori. Questi paesaggi – ieri come oggi – sono connotati infatti dall’esigenza di costruire spazi “di comunità”, arricchiti di senso per le persone che vi abitavano e vi abitano, per poter essere via via inglobati nel paesaggio urbano. Oggi, il monastero è luogo di confine tra dimensione spirituale e impegno concreto nella costruzione del territorio e può essere quindi inteso esso stesso come periferia.

È possibile, dunque, trovare nella storia e nell’attualità modelli ed esperienze di costruzione di periferie, seguendo l’esempio monastico, che possano orientare l’agire contemporaneo, sottraendo lo sviluppo del paesaggio urbano a quelle figure definite da Andrea Zanzotto “pianificatori senza cuore”? È possibile leggere nei paesaggi periferici elementi di ricchezza comunitaria e di aspirazione alla centralità?

Il seminario del 2017, curato da B. Castiglioni e S. Zaggia, si propone quindi non soltanto di vedere un rapporto concreto tra monasteri e periferie nel mondo, nella storia così come oggi, ma soprattutto di riflettere sulla natura del sistema monastico e su come esso possa essere modello per le periferie degli uomini. S’intende, cioè, riflettere sul monastero come un piccolo laboratorio di umanesimo dove alimentare l’arte della convivenza tra tradizione e innovazione, tra silenzio e comunicazione, tra materia, spirito e pensiero.

Le giornate seminariali partiranno con una proposta di lettura incrociata di questi temi mettendo a confronto i principi che animano il monastero inteso “come periferia” e “nella periferia” con il concetto di periferia nell’attuale dibattito urbanistico. Gli interventi successivi offriranno quindi un’analisi delle periferie delle città nelle diverse tappe della storia e rifletteranno sul ruolo giocato dai monasteri nella costruzione di questi paesaggi; si giungerà dunque a sottolineare i modi in cui anche oggi si possono costruire paesaggi di periferia ricchi di valore e generatori di benessere per le persone che vi abitano e per la città tutta, grazie anche ad azioni specifiche messe in atto ancora oggi da monasteri e enti religiosi, oppure grazie a iniziative locali o ad una pianificazione orientata al riconoscimento della funzione comunitaria. L’apporto di rappresentanti della cultura monastica permetterà di osservare dall’interno quel particolare rapporto tra il concetto di “deserto” e d’isolamento del monastero e lo sviluppo, in un contesto storiografico, dei collegamenti con le diverse forme di territorio e di “periferie”.

Il seminario si concluderà con un incontro aperto al pubblico nel quale i risultati emersi nelle giornate seminariali verranno messi a confronto con punti di vista ed esperienze di particolare rilievo sul rapporto tra spiritualità monastica e paesaggi delle periferie contemporanee.

L’organizzazione prevede comunicazioni frontali, gruppi di discussione su singoli aspetti del tema individuati nel corso dei lavori, visite. Sono invitati a partecipare al seminario storici dell’architettura, dell’arte, geografi, sociologi, archeologi, urbanisti, operatori del settore e professionisti auspicando un confronto tra discipline.



 

Foto di Clarence Gorton. Tutti i diritti riservati.



Il programma

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Segreteria scientifica e coordinamento organizzativo: Paola Vettore Ferraro

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