Non sono trascorsi molti anni da quando una piccola comunità di ricerca, di cui sono onorato di averne fatto parte, si è impegnata ad investigare un territorio molto vasto, quello dell’illuminazione con la luce artificiale delle chiese. Un territorio affascinante, ricco di suggestioni. Un territorio che nasconde anche tante insidie. Due liturgisti e due architetti affrontarono il problema partendo dalle questioni fondative – perché illuminare le chiese – prima ancora che dalle questioni tecniche – come illuminare le chiese. Lo ha fatto ponendo la liturgia – le liturgie – al centro della questione; la liturgia come motore del progetto.

La ricerca, allora promossa da un’azienda fortemente impegnata nel settore dello sviluppo di tecnologie per la gestione digitale – ndr: bticino col progetto “a regola d’arte” – sotto l’egida dell’ufficio Nazionale per i Beni Culturali della Conferenza Episcopale Italiana, fu pubblicata nel 2002 col significativo titolo Celebrare con la luce. Un lavoro condotto in profondità ma necessariamente parziale con tanti settori lasciati aperti per successive indagini. Ad esempio, quello del rapporto tra le luce artificiale e le opere d’arte presenti nelle chiese; opere che di frequente sono localizzate in luoghi divenuti sussidiari a quell’aula liturgica su cui la riforma giovannea ha posto primariamente l’attenzione. Opere che sono spesso oggetto di attenzione in senso culturale, per valorizzarle e fruirle fuori dal contesto liturgico, col rischio di estraniarle dall’universo ecclesiale proprio. La tesi discussa da Marco Riso a coronamento del percorso nel Master Architettura e arti per la liturgia al Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo, ha inteso condurre una analisi a tutto tondo su questo tema, per suggerire risposte di metodo alla seguente questione: come modulare la luce artificiale per dare giusto risalto, nei giusti momenti, alle opere d’arte presenti nelle chiese?

Lo ha fatto, grazie alle sollecitazioni di Padre Silvano Maggiani e in linea con la ricerca precedente ponendo ancora al centro dell’attenzione il contesto liturgico, includendo e partecipando alla grazia invitante che caratterizza la liturgia anche il fatto artistico, le opere d’arte presenti. Le proposte in termini tecnico-progettuali ne sono solo la conseguenza.

Giorgio Della Longa

 

Abstract

Lo scopo della ricerca è quello di proporre una riflessione fondativa sul tema dell’illuminazione artificiale delle opere d’arte all’interno della chiesa, come questa possa contribuire sia a scandire i vari momenti liturgici sia a svolgere la sua funzione di illuminare lo spazio, ciò che lo caratterizza e le opere che contiene. La sperimentazione progettuale essenziale della ricerca quindi è quella di sondare un aspetto fondante per chi redige un progetto di illuminazione artificiale non ancora indagato nei recenti approfondimenti riguardo il progetto della luce nelle chiese.  Non esiste una regola progettuale standardizzata, possiamo definire la quantità di lux su una specifica area, possiamo determinare la giusta regola per la scelta di apparecchi che non danneggino l’opera d’arte, ma non possiamo determinare una regola sulla quantità, la qualità, l’angolatura della luce. Determinate caratteristiche sono legate alla situazione e al mistero che merita di essere valorizzato e interpretato. La celebrazione della liturgia richiede un attento studio della luce, in modo tale che l’assemblea riunita (ecclesia) nelle sue articolazioni ministeriali sia in grado di agire e celebrare la liturgia anche con l’ausilio della luce nelle sue valenze liturgiche, teologiche, ma anche pratiche. La luce può in tal senso aiutare a mettere in risalto l’eminenzialità dei poli liturgici (altare, ambone, fonte battesimale), aiutare e sottolineare i gesti più semplici della celebrazione: leggere, guardare, concentrarsi nella preghiera, cantare, muoversi. La luce è quindi elemento unificatore tra l’assemblea gerarchicamente composta e il luogo della celebrazione.  Al di fuori delle celebrazioni sacramentali, l’obiettivo che deve prefiggersi il progettista della luce, è quello di creare un luogo di silenzio meditativo, un luogo che favorisca la preghiera e la meditazione personale e comunitaria. Tra liturgia e preghiera personale c’è un rapporto di aiuto reciproco e la luce deve aiutare a mettere in relazione questi momenti. In ultima istanza, i luoghi della chiesa sono anche riservati alla devozione dei fedeli verso immagini devozionali che nelle chiese storiche sono generalmente contenute nelle cappelle laterali. Sono proprio queste immagini che spesso rappresentano un patrimonio artistico di grande valore culturale.  Nella progettazione non si deve trascurare che la preghiera è un atto di fede che coinvolge la persona nella sua totalità, ragione, affetti, volontà, sensibilità. L’arte può entrare a far parte della liturgia solo se acquisisce la qualità per essere mistagogica e quindi a servizio della liturgia. Come la luce può contribuire ad enfatizzare il valore mistagogico dell’arte? Valutata la valenza dell’arte nella liturgia, il suo valore mistagogico e soprattutto il suo essere “per” e “nella” liturgia può aiutare ad introdurre il concetto di “partecipazione attiva”, concetto messo in risalto nel Concilio Vaticano II, ampliando questa partecipazione oltre i componenti dell’assemblea, coinvolgendo opere e oggetti d’arte che divengono quindi soggetti. Senza trascurare ovviamente come queste opere attraverso la loro bellezza e il loro linguaggio comunicativo del mistero celebrato, coinvolgono l’assemblea fatta di persone. Come sostenuto da François Cassingena-Trévedy, possiamo elevare questo concetto di partecipazione attiva delle opere d’arte alla liturgia come participatio in sacris propria dell’arte alla celebrazione liturgica, partecipando alla grazia invitante che caratterizza la liturgia.

Concept progettuale per la chiesa di Santa Maria del popolo a Roma

Nei casi studio è stata progettata una luce dinamica  capace di valorizzare l’uso specifico dello spazio in particolari momenti legati alla liturgia e alla fruizione turistica. Il progetto illuminotecnico della chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma prevede cinque scenari di luce dedicati alla celebrazione della liturgia eucaristica  Il primo scenario descrive una fase di attesa. L’obiettivo è quello di generare uno spazio caratterizzato da ombre e luce in grado di favorire il raccoglimento dei fedeli e predisporre l’animo e il corpo al mistero che ci si appresta a celebrare. Per questo scenario è stato scelto di illuminare: gli archi di divisione tra la navata principale e la navata laterale con piena luce in modo da generare una penombra risaltando i caratteri dell’architettura; il coro con una luce diffusa per richiamare l’attenzione verso la zona dell’altare e dell’ambone, centri focali della liturgia, senza però dare luce a questi ultimi fin quando non saranno luogo della celebrazione; il resto dell’illuminazione della chiesa ha poca intensità.

Il secondo scenario descrive l’apertura della celebrazione. Lo spazio deve delineare un momento di festa, la luce in questo scenario mette in risalto i poli liturgici dando piena illuminazione all’altare e all’ambone per sottolineare i luoghi aventi eminenzialità nella celebrazione liturgica. Le navate e le cappelle laterali mantengono ancora una luce diffusa proprio per permettere agli occhi dei fedeli di concentrarsi su punti specifici creando un contrasto di illuminazione. Le opere d’arte nelle cappelle avranno la stessa illuminazione delle navate. La scelta progettuale di illuminare l’assemblea celebrante (ecclesia) e le opere d’arte con la stessa quantità di luce vuole mettere in risalto il concetto di appartenenza delle opere d’arte alla celebrazione, la loro partecipazione attiva come quella dei fedeli e il loro essere circumstantes l’altare come l’assemblea. Con il terzo scenario e il quarto scenario ci troviamo nel cuore della liturgia, l’illuminazione è piena in tutta la chiesa e in modo particolare sulla mensa della parola e la mensa eucaristica, ad indicare la gioia e la sacralità del momento fulcro di tutta la celebrazione.

Con l’ultimo scenario si accompagna la chiusura della celebrazione abbassando un po’ i livelli di illuminazione ad indicare che la celebrazione si sta chiudendo, ma la luce non si spegne perché deve accompagnare il cristiano fuori dalla chiesa, la luce di Cristo della quale si è fatto esperienza durante la celebrazione deve illuminare le azioni dei fedeli anche dopo la celebrazione della liturgia. Uno scenario di luce differente è stato riservato alla fruizione turistica della chiesa. Con questo scenario vengono illuminate tutte le cappelle laterali e quindi le opere d’arte, pitture e sculture, in esse contenute. La chiesa viene illuminata con l’accensione delle luci negli archi tra la navata centrale e quelle laterali per dare enfasi allo spazio architettonico. Per la cappella del battistero sono previsti quattro scenari di luce, necessari a distinguere momenti nei quali lo spazio è funzionale alla liturgia dal momento in cui è per la fruizione turistica. Il primo scenario di luce è per la celebrazione del sacramento del battesimo. In questo scenario la cappella è illuminata con piena luce sulle opere e sulla volta, a sottolineare la sacramentalità della celebrazione. Il secondo scenario è pensato per illuminare solo le opere d’arte per la loro partecipazione attiva alla celebrazione della messa.  Il terzo scenario prevede l’illuminazione della sola tela raffigurante il battesimo di Gesù. Questo scenario è riservato alla liturgia del primo gennaio in cui si celebra e si ricorda il battesimo di Gesù. L’ultimo scenario è riservato alla fruizione turistica. Questo scenario prevede la piena luce sulle opere d’arte e una leggera luce diffusa sulla volta utile a mettere in evidenza oltre alle opere d’arte anche l’architettura dello spazio. Anche per la cappella Cybo sono previsti degli scenari di luce differenti, pensando alla liturgia e alla fruizione turistica.

Il progetto della luce per la liturgia prevede le stesse fasi prese in considerazione per l’illuminazione della chiesa: attesa, apertura della celebrazione, liturgia della parola, liturgia eucaristica e chiusura della celebrazione.  Per quanto riguarda la fruizione turistica è previsto uno scenario di piena luce sulle opere d’arte e una luce più diffusa nello spazio per mettere in risalto i caratteri dell’architettura.  Durante la celebrazione della messa nella chiesa è previsto uno scenario di luce che illumini solo le opere d’arte per mettere in risalto la loro partecipazione attiva alla celebrazione. Scenari diversi sono riservati a particolari momenti dell’anno liturgico: l’otto dicembre, festa dell’Immacolata concezione, viene illuminata solo la pala d’altare raffigurante l’Immacolata concezione, il 25 novembre solo la tela raffigurante Santa Caterina d’Alessandria e il 10 agosto la tela raffigurante San Lorenzo.

Marco Riso

 

ILLUMINAZIONE DELLE OPERE D’ARTE NELLE CHIESE

Tesi discussa a dicembre 2016 presso il Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo a conclusione del Master in Architettura e Arti per la Liturgia