Si è svolta il 19 gennaio 2017 la presentazione del progetto “Educarsi alla Bellezza” organizzata dal Dipartimento “Arte e Fede” del Pontificio Consiglio della Cultura e dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana. Il progetto propone di sviluppare una ricerca che permetta di capire il livello di formazione estetica e storico-artistica del clero secolare e religioso, degli operatori pastorali e culturali delle diocesi e quale formazione specifica sia rivolta agli artisti chiamati ad operare in ambito ecclesiale.

Alla conferenza di presentazione dell’iniziativa, nella sede del Pontificio Consiglio della Cultura, in via della Conciliazione a Roma, sono intervenuti, oltre al Presidente card. Gianfranco Ravasi, il segretario generale della CEI mons. Nunzio Galantino, don Valerio Pennasso, responsabile dell’Ufficio nazionale per l’edilizia di culto della Cei, mons. Carlos Alberto de Pinho Morerira Azevedo, delegato del Pontificio Consiglio della Cultura e mons. Pasquale Iacobone, responsabile del Dipartimento Arte e Fede dello stesso Pontificio Consiglio che ha aperto i lavori partendo da uno stralcio del messaggio di papa Francesco per la XXI seduta pubblica delle Pontificie Accademie, da alcuni riferimenti della Laudato sì e dalla citazione n. 167 dell’Evangelii Gaudium sull’importanza della via pulchitudinis per la trasmissione della fede ha rimarcato l’accezione “Educarsi” perché  ha precisato “non vogliamo una formazione calata dall’alto; vogliamo crescere insieme”.

L’obiettivo – ha introdotto Ravasi – è quello di “stabilire dei ponti con le varie Conferenze Episcopali affinché il patrimonio artistico sia non solo tutelato ma anche fruito” attraverso due traiettorie: “una di tipo centripeto impegnata nella tutela e fruizione del patrimonio sviluppato anche con il Nucleo di Tutela dei beni culturali dei Carabinieri” ed una “di tipo centrifugo, più suggestiva e significativa,  che partendo dal grande centro rappresentato dall’arte strutturale presente in Italia, si metta in dialogo con l’arte contemporanea” e con la molteplicità dei suoi eventi e delle sue tipologie ( musica, fotografia, videoart,etc).

“La bellezza salverà il mondo” di Dostojevski, ha continuato Ravasi, frequentemente usata in maniera retorica deve essere contestualizzata ed utilizzata rispetto alla categoria estetica della bruttezzail bello che salva è una bella chiesa incastonata in un brutto quartiere” e a quella morale della bruttura in cui “la bellezza diventa strumento di trasfigurazione della immoralità della società”. La strada da percorrere pertanto, secondo il cardinale, è “la reciproca conoscenza tra l’artista e la comunità dei fedeli poiché essa è lo strumento per far nascere delle sensibilità da entrambe le parti”. Senza un’approfondita conoscenza, da parte dell’artista, delle dinamiche liturgiche della comunità è inevitabile che vi siano delle difficoltà in fase di progettazione.

Per noi l’attenzione alla bellezza è un discorso serio, educativo, non solo una modalità di conservazione di un patrimonio” ha ricordato mons. Galantino nella suo intervento e “guardando al bello esiste la possibilità di non perdere la speranza”. Il presule ha ricordato le popolazioni terremotate del centro Italia ed ha richiamato il protocollo di intesa per il recupero dei beni culturali di interesse religioso tra la CEI, il commissario straordinario del Governo Vasco Errani e Mibact. “E’ solo un’evasione, un girare lo sguardo dall’altra parte o esiste la possibilità guardando al bello di non perdere la speranza? Mi è sembrato bello ed interessante trovare da parte degli organi governativi un’attenzione che non andava sulle cose, sulle strutture o gli edifici ma sulle persone che vivono una particolare difficoltà”. 

“In questo senso – ha aggiunto – è giustificato anche l’8 per mille negli interventi nelle aree terremotate come attenzione da parte della Chiesa cattolica per la funzione educativa e sociale che queste opere possono aver in particolare in questo momento”. Ha inoltre richiamato gli orientamenti pastorali della Chiesa, in particolare il n.13 e il n.41 del  documento “Educare alla vita buona del Vangelo” in cui si evidenzia l’importanza radicale della bellezza per l’educazione nella vita di fede. “Una comunità che si educa alla relazione, al dialogo, è quella che diventa ponte attraverso il quale transita la bellezza che educa ed educa alla bellezza”, ha rimarcato Il segretario generale CEI ricordando il ruolo centrale della comunità che deve “accogliente e dialogante”.

Nel suo intervento, invece, don Valerio Pennasso entrando nello specifico del progetto ha spiegato che è stato elaborato con il supporto del Sicei e sarà accessibile anche da smartphone e che con esso si vuole “avviare un dialogo attraverso uno strumento che metta in campo le relazioni partendo dall’ascolto per poi individuare gli strumenti affinché educarsi alla bellezza diventi reciprocità. Uno strumento sinodale che ci permette di calarci sulle realtà del territorio”.

Durante il didattito con i giornalisti, Ravasi ha chiarito che “l’arte contemporanea ha una nuova grammatica rispetto a quella del passato” e, per evitare il rischio che si producano dei ricalchi da modelli del passato o opere di artigianato, il nuovo linguaggio, fermo restando la colpa degli artisti di essere autoreferenziali, deve essere adattato sulla sensibilità comunità che deve essere anch’essa formata. “L’arte cultuale ha bisogno da un lato di avere il dialogo col mutamento del linguaggio ma ha anche dei canoni della liturgia da rispettare”. Serve, dunque, il coraggio come quello avuto nel passato ad esempio nel Cinquecento nel campo della musica dove venne introdotta la polifonia al canto gregoriano o nei modelli architettonici che si sono susseguiti nel corso dei secoli che hanno avuto modalità diverse e hanno supposto concezioni liturgiche ed ecclesiali differenti.

Tre gli ambiti della ricerca. In primo luogo, la formazione del clero (seminaristi, sacerdoti, religiosi/e, vescovi) chiamato a tutelare e valorizzare i beni storico-artistici presenti all’interno delle chiese ed essere committente di nuovi edifici di culto e di opere d’arte; in secondo luogo, la conoscenza e la valutazione di quale formazione la Chiesa offra agli artisti delle varie discipline (architetti, pittori, scultori, musicisti, orafi, fotografi, ecc.) chiamati a realizzare opere che si inseriscano nei luoghi di culto e siano a servizio della liturgia; il terzo ambito propone di considerare anche la formazione proposta, sempre da parte della Chiesa, agli operatori pastorali e/o culturali (docenti di religione, catechisti, guide turistiche, volontari, ecc.) chiamati a facilitare la conoscenza e a migliorare la fruizione dell’arte e dei beni culturali che si trovano all’interno delle chiese.

L’indagine sarà sviluppata nell’ambito del territorio italiano e prenderà in considerazione i dati relativi agli ultimi 3 anni (2014-2016), come pure tutte le iniziative svolte a vari livelli (corsi universitari, master, cicli di conferenze, convegni, settimane di studio, riviste e pubblicazioni, ecc.) tenendo conto dei destinatari principali. La finalità è dunque di creare una “mappa” per mezzo della quale capire se e quale sia l’offerta formativa destinata a chi lavora – o dovrà farlo nei prossimi anni– nell’ambito della committenza ecclesiale, della creazione di opere d’arte destinate ai luoghi di culto.

I risultati di questa ricerca, adeguatamente considerati, faranno emergere domande e problemi sui quali riflettere per poter poi proporre le opportune iniziative.

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