L’attuale chiesa Matrice di Stilo, comunemente conosciuta con il nome di Duomo e, fino al secolo scorso, denominata Chiesa di Santa Maria d’Ognissanti, è un edificio religioso di stile tardo-barocco del XVI secolo.

L’ingresso è reso magnifico e decorato dal solenne portale romano-gotico a sesto acuto, costituito da tante colonnine tortili e lisce incatenate tra loro e poggianti su capitelli scolpiti (si tratta di un’opera memorabile, realizzata da oltre centoquaranta pezzi di roccia calcarea). Luigi Cunsolo, a proposito del portale, lo descrive come un austero fascio di colonnine […] che muovendo da un capitello vimineo, ricco di motivi stilizzati, alla maniera romanica, si lancia in alto, a sesto acuto, attestando, così, quell’epoca di transizione subita dall’architettura romanica per influsso dei Cistercensi e delle tendenze goticheggianti in genere1.

Grazie a recenti scavi archeologici2, è stato possibile scoprire, al di sotto della struttura, altri ambienti di epoca bizantina, già segnalati dagli eminenti studiosi V. Capialbi e da E. W. Schulz, che ebbero la possibilità e l’occasione di “visitare i sotterranei della Matrice, attestando che sotto il piano di essa esiste un’altra chiesa, alla quale dunque apparterebbe l’abside semicircolare ancora visibile e la cui sommità adesso giunge appena alla lenea del piano sul quale s’innalza il nuovo edificio”3.

La Chiesa fu completamente ripresa tra il ‘500 e il ‘700. Restaurato dopo il 1783, anno del grande terremoto l’edificio si presenta oggi ad una navata unica con due cappelle laterali, una dedicata al SS.mo Sacramento, in cui troviamo l’altare marmoreo sormontato da un ricco fastigio in stucco (1752) e l’altra dedicata a San Giorgio, anche essa con eleganti stucchi settecenteschi. Sull’altare maggiore vi era la tela raffigurante la Madonna di Ognissanti, opera di Giovambattista Caracciolo (1578- 1635), noto con il nome di Battistello, oggi esposta nella chiesa di San Giovanni Theriste.

La chiesa, inoltre, è menzionata per la prima volta in un atto del 1094 ed è descritta come Ecclesiam Episcopi, perché sede, probabilmente, di una cattedra vescovile.

La costruzione del Duomo va dal XII al XIV sec. Esternamente, sulla facciata, in alto nella parte centrale, si notano due rosoni, forse murati dopo il terremoto del 1908, per garantire maggiore stabilità all’edificio. Alla destra del portale d’ingresso si notano alcuni frammenti un capitello a stampella che rappresenta una croce accantonata da foglie di acanto, ed una piccola lastra di pietra calcarea riproducente due pavoni stilizzati affrontati, nell’atto di bere in una coppa.

Esisteva un terzo elemento, in pietra calcarea, ritraente un quadrifoglio, probabilmente di epoca normanna, oggi custodito nel deposito della locale parrocchia ubicato nella casa canonica. Tradizionalmente il quadrifoglio è uno dei simboli della fortuna, ma in pochi sanno che questa sua reputazione è legata alla sua rarità. Il quadrifoglio, come quello di Stilo, con foglia quadrilobata e a punta è stato adottato spesso dai Normanni nelle loro stupende decorazioni.

Sul lato sinistro della facciata, notiamo, ancora, due piedi in marmo, probabilmente appartenuti ad una statua di epoca romana. Osservando accuratamente i sandali, possiamo affermare che si potrebbero trattare di un modello di sandalia conosciuto come krepidoi, portati da ambo i sessi in viaggio, con il cattivo tempo e per fare lunghi tragitti in condizioni difficili.

Secondo una leggenda popolare, questi piedi, sarebbero avanzi di una divinità pagana abbattuta dai primi cristiani. Quindi incassati ed esposti all’esterno della chiesa, quasi a mo’ di scherno, per simboleggiare il trionfo del Cristianesimo sul paganesimo.

Si dice comunemente che l’uso dei simboli per indicare Cristo e il cristianesimo derivino dalla necessità di far rimanere segreta la setta cristiana a fonte delle persecuzioni. In realtà queste persecuzioni furono solo periodiche e applicate a macchia di leopardo, per questo è più credibile assegnare la simbologia alla parte di “esoterismo” presente nel primo cristianesimo. I rapporti del cristianesimo con altre religioni esoteriche è stato studiato da diversi autori e qui verrà saltato completamente.

Spesso nelle chiese e sui sepolcri viene rappresentato il pavone, simbolo di immortalità (la ruota della coda potrebbe anche indicare il sole). Come nel caso della chiesa Stilese, i pavoni sono due contrapposti. Nel Cristianesimo delle origini la figura del pavone veniva considerata prevalentemente come positiva. Per il fatto che perda le penne e le riacquisti poi in primavera ricordava la resurrezione o il rinnovamento. La carne del pavone era considerata incorruttibile e per questo poteva simboleggiare il Cristo nel sepolcro. I due pavoni che si abbeverano ad una coppa (o calice) rappresentano, perciò, la rinascita spirituale. Come si nota nel prezioso frammento stilese, l’abile artigiano ha voluto mettere in evidenzia i due volatili in modo nitido. Oggi le due figure risultano molto danneggiate dal tempo, presentando diverse tracce di corrosione sull’intera superficie. È quasi scomparsa la testa del volatile di destra. A differenza di quello di sinistra, ha mantenuto, però, ben visibile, il piumaggio dell’ala. La coppa, stilizzata, con una base a V capovolta è ancora ben evidente.

Nella simbologia cristiana il pavone che beve nella coppa Eucaristica rappresenta il cristiano fedele, o perlomeno indica il cristiano che troverà l’incorruttibilità e di stabilità nella felicità senza fine4. Il volatile, appare, dunque, un’immagine di Salvezza, di Resurrezione, d’immortalità, e di beatitudine eterna5.

Il simbolo più diffuso e conosciuto a Stilo nel periodo medievale è stato senza dubbio la croce. Come sappiamo la croce è un’immagine antichissima e universale. È stata, ad esempio, il simbolo dei primi cristiani che edificarono la celeberrima Cattolica di Stilo6. La croce è il simbolo dell’amore di Dio, che ha mandato suo figlio Gesù a soffrire e morire in Croce per la salvezza degli uomini. La croce è un simbolo fondamentale che regola lo “spazio” e sintetizza nella maniera più semplice il “centro” in quanto la dimensione verticale (cielo) si incontra con quella orizzontale (terra). La croce, scolpita sul capitello a stampella, in pietra calcarea, di piccole dimensioni (misure 14 cm lato superiore estremo, lunghezza verticale 30 cm circa), già segnalata dall’archeologo Paolo Orsi7, è attorniata da motivi floreali e, nello specifico, da foglie di acanto. È utile rammentare, per la nostra ricerca, che il termine acanto deriva dal greco akanthos, che significa spina. In effetti molte specie della pianta presentano un fusto spinoso. Le spine nell’allegoria cristiana rappresentano una difesa dagli spiriti maligni e quindi la figura dell’acanto la si trova, in particolare, nelle entrate dei luoghi sacri come protezione. Nel nostro caso, infatti, potrebbe fungere da vera e propria difesa della Croce di Cristo.

Il capitello, probabilmente di origine bizantina, incassato nella parete sinistra dell’ingresso del duomo, presenta un prolungamento sulle cui facce laterali sono evidenti due foglie di palma. L’antica simbologia della palma del martirio e, in generale, la palma intesa come simbolo del Cristianesimo, si collega all’Oriente, cioè alla terra dove maggiormente si trova questo albero slanciato e vigoroso con possenti pennacchi di foglie disposti a raggio come quelli del sole. Il legame con il martirio è dovuto al fatto che nell’iconografia cristiana ai martiri la palma era spesso associata. Il suo significato è quello della vittoria, dell’ascesa, della rinascita e dell’immortalità.



 



Note bibliografiche

1 Cunsolo L., La Storia di Stilo e del suo Regio demanio, stabilimento Aristide Staderini, Roma 1965, pag.270.

Gli scavi archeologici, condotti dalla soprintendenza archeologica della Calabria, avviati nell’anno 2000, hanno riportato alla luce diversi ambienti, tra cui nella parte absidale un interessante altare con iscrizioni non ancora decifrate. Sono stati ritrovati anche alcuni frammenti di capitelli marmorei, fabbricati come materiale di reimpiego in uno dei muri perimetrali. Degne di nota sono anche diverse fosse comuni ubicati nel vano centrale.

3 Ibidem.

4 Berrica S., Animali simbolici del cristianesimo: I Volatili. Fonte: Accademia.edu.

Feuillet M., Lessico dei Simboli Cristiani, edizioni Archeios, Roma, 2006, pag. 8.

Il canonico Macrì, nella sua opera del 1805 Memorie, per servire all’istoria letteraria, civile, et ecclesiastica del Regno di Napoli, (1805) a proposito della croce scolpita nella colonna della Cattolica di Stilo, afferma: «vidi scolpita una elegante croce da me così interpretata. θεοσ Σεβαστοσ Κυριοσ Πεπονθοσ Φανε Νεοσ ΝΝ. − Dominus venerandus Dominus passus apparuit Nuper (an.I LV).

Orsi P., Le Chiese basiliane della Calabria. Vallecchi editore Firenze (copia anastatica di F. Pancallo Editore, Locri 2004), pag. 18.

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